Alle cronache nazionali, è passata la notizia del tentato omicidio a Milano da parte di cinque ragazzi monzesi (dei quali tre minorenni) ad un giovane universitario della Bocconi.
Di questo fatto i commentatori, hanno sottolineato che i ragazzi monzesi, provenissero da famiglie benestanti e italiani (e se fossero stati tutti stranieri?).
Si è colto l’occasione, ancora una volta (fatti in Italia sempre più frequenti) di sottolinearne la natura microcriminale e la mancanza di sicurezza per la comunità. Così come ha colpito l’opinione pubblica, oltre alla giovane età, la violenza gratuita, l’irrisione e l’indifferenza dei ragazzi.
Insomma, ancora una volta, saremmo di fronte ad un problema unicamente di criminalità giovanile e di mancanza di sicurezza per i cittadini.
Su questa linea da anni di muove il Governo nazionale, con leggi e interventi repressivi e le stesse istituzioni locali si muovono “bipartisan” (pur con modalità diverse) in questa direzione.
Giustamente anche il nostro Sindaco, in un sentito intervento, ha voluto sottolineare l’impegno coordinato che le istituzioni monzesi, da anni stanno agendo sul nostro territorio per garantire maggiore sicurezza.
Sindaco che ha anche richiamato, la necessità come adulti di porci in termini di “ascolto” dei giovani e di un maggior impegno da parte delle famiglie “spesso assenti” e del ruolo della scuola sul piano educativo.
Ma qui sta il punto (e non è certo solo un problema monzese): come tradurre queste buone intenzioni in azioni e fatti?
Come occuparsi e relazionarsi con adolescenti e giovani recuperando la centralità della prevenzione e della promozione dei giovani nelle comunità?
Dopo la stagione degli anni 80/90, nei quali su questa priorità (i giovani come risorsa non come un problema!) istituzioni nazionali e locali, in collaborazione con il terzo settore, avevano agito sperimentando le esperienze dei progetti giovani, degli informa giovani, dei centri di aggregazione, delle educative di strada.
Progetti, con risorse operative ed economiche (l’indicazione europea era del 5% dei Bilanci istituzionali), con deleghe alle politiche giovanili (per un lavoro specifico ma interassessorile), con il coinvolgimento in prima persona dei giovani come partecipi e protagonisti; con un ruolo degli adulti “formati e significativi”, con un ruolo da parte loro, che non fossero “sopra” di loro ma di fianco a loro.
Dopo quella stagione, c’è stata una graduale involuzione di queste politiche, di radicali riduzione delle risorse economiche e operative per progetti di qualità.
Si è perfino pensato, che intervenire per i giovani fosse l’organizzare grandi concerti e grandi eventi, nei quali in realtà i ragazzi, erano e solo passivi spettatori.
C’è stato uno di spostamento dell’asse degli interventi prioritari: si è prima passati dalla promozione alla prevenzione e poi dalla prevenzione alla repressione.
Ormai le scelte e le risorse necessarie, per mettere in condizione, i pochi assessori con delega alle politiche giovanili, sono all’ultimo posto dei nostri bilanci, giusto (forse) solo dopo la cultura.
Da quegli anni, molto è cambiato con l’avvento delle tecnologie, del web, di nuove (non riconosciute) nuove dipendenze, di nuove domande ed esigenze.
Sempre più difficile il lavoro del terzo settore, della scuola, dei genitori ma anche una potenziale opportunità per ridare centralità alle politiche giovanili.
Politiche intese come progetti di comunità, nelle quali le dimensioni sociali, culturali e formative possano vedere i giovani, come una risorsa sostenuta “in rete” dai soggetti interessati.
Politiche, capaci di tenere insieme e coniugare prevenzione e promozione con controllo e sicurezza
Va quindi raccolto l’invito del Sindaco Pilotto (in primis da sé stesso). Per fare questo, a fianco all’operazione Smart” (progetto di controllo), vanno fatte (secondo me) scelte politiche, economiche ed operative adeguate e prioritarie (anche nei bilanci) riguardo alla promozione giovanile che permettano agli attuali progetti del territorio (presenti all’iniziativa Pd Porte Aperte), di passare dal “sopravvivere” al “vivere”: è necessario ripartire con coraggio, progettualità, sperimentazione e azioni.
Solo così, quelle giuste parole del Sindaco potranno essere riempite, solo così cercheremo insieme, di dare qualche risposta al dolore della famiglia del giovane aggredito, che rischia di restare infermo per tutta la sua vita e allo sconcerto della nostra comunità.

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