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albero circolo 6La crisi climatica che stiamo vivendo e che, se non faremo qualcosa nel frattempo, colpirà pesantemente le future generazioni, ci avvisa che avere comportamenti e politiche “sostenibili” è, per noi esseri umani, un dovere.

Grazie alla nostra intelligenza abbiamo migliorato le nostre condizioni di vita allungando la vita media della nostra specie. Abbiamo chiamato questo processo “civiltà”. Secondo l’antropologa Margaret Mead, la civiltà ha avuto inizio quando gli esseri umani hanno cominciato a prendersi cura gli uni degli altri. Ci siamo preoccupati dei nostri simili, ma non ci siamo presi cura dell'ambiente, al contrario, abbiamo attinto da esso a piene mani.

Prendiamo per esempio gli idrocarburi.
Per milioni di anni, l’energia trasmessa dal sole è stata immagazzinata nelle sostanze organiche che, decomponendosi, si sono trasformate in petrolio e gas naturale. Negli ultimi 150 anni la civiltà umana ne ha attinto senza sosta consumando gran parte di quell’energia che la Natura aveva accumulato in milioni di anni.

Questo è solamente uno delle centinaia di esempi che potremo fare per raccontare quanto pesante è ed è stata la nostra impronta ecologica.

La coscienza ambientale è qualcosa di molto recente: mi piace pensare che sia nata con i primi viaggi spaziali, quando per la prima volta abbiamo potuto osservato il nostro pianeta dall’esterno. Tutti gli astronauti, anche quelli che hanno avuto la possibilità di viaggiare nello spazio per la prima volta in questi ultimi anni, una volta rientrati sulla terra, raccontano (tutti) la stessa cosa: quello che più li ha impressionati è quanto sia sottile l’atmosfera. Uno strato di meno di 100 km, meno di 1 centesimo del diametro terrestre, meno della distanza che separa Monza a Torino.

E’ grazie all’equilibrio dei gas che compongono questo sottile strato (azoto, ossigeno e anidride carbonica) che la vita si è potuta sviluppare sulla terra. Ed è grazie all’atmosfera che nei giorni dal 21 al 23 novembre, in occasione della giornata nazionale dell’albero, piccoli gruppi di persone si sono incontrati per riflettere sulla Vita e sulla casa che la protegge. Si sono incontrati per migliorare il proprio quartiere e l’ambiente, piantando un albero e impegnandosi a prendersene cura.

Già, perché un albero, per farlo crescere, non basta piantarlo.
Nei primi anni bisogna dargli da bere quando avrà sete, per permettere alle sue radici di svilupparsi. E occorrerà farlo fino a quando le sue radici non gli permetteranno di vivere da solo (un po’ come si fa con un bambino). Chi curerà l'albero, lo farà per dare un piccolo contributo al “bene comune”, per provare a migliorare la vita di chi vive nei nostri quartieri e per cercare di restituire un poco di quello che la nostra specie ha depredato in migliaia di anni al pianeta.

Un’ultima osservazione.
La Legge costituzionale dell’11 febbraio 2022 ha modificato al nostra Carta inserendo negli art. 9 e 41 la difesa dell’Ambiente.
E’ un primo passo, ma non basta. Nei due articoli, l'approccio ai diritti della Natura è di tipo antropocentrica: l’ambiente e gli ecosistemi non godono di diritti propri, sono considerati diritti fondamentali della persona e della comunità. In pratica, la Natura va difersa perché è al servizio degli esseri umani.
Serve un salto di qualità e pensare a un’umanità al servizio della Natura. Non è un'utopia. Alcune nazioni ha già preso questa strada: Equador, Bolivia, Nuova Zelanda e Uganda riconoscono nei loro ordinamenti la Natura come soggetto giuridico.

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