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G7 e referendum0 - Definizione e funzione del G7

Il Gruppo dei Sette, di solito abbreviato in G7, è un forum intergovernativo composto  da Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d'America, nazioni sviluppate il cui peso politico, economico, industriale e militare è ritenuto di centrale importanza su scala globale. Sono i 7 paesi avanzati con i maggiori PIL, come calcolato dal Fondo Monetario Internazionale. L'Unione europea partecipa alle riunioni, con la presenza di una propria rappresentanza, in qualità di invitato permanente.

Esso è nato nel 1975 (ma formalizzato nel 1986), quando il Canada aderì al pre-esistente Gruppo dei Sei: Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d'America. 

Dal 1998 al 2014 è stato affiancato dal G8, il vertice politico dei capi di Stato dei già menzionati allargato alla Russia. Il G7 rappresenta oltre il 62% della ricchezza netta mondiale detenuta secondo il Credit Suisse Global Wealth Report Databook. Considerando anche l'UE, esso rappresenta ben oltre il 70% della ricchezza globale netta.Il G7 per questo è anche chiaramente definito da parte del Fondo Monetario Internazionale come gruppo delle 7 maggiori economie avanzate.

Il G7, che non ha mai visto rappresentanti della Russia a causa del suo peso finanziario trascurabile, ha continuato a riunirsi tramite i vertici che i ministri delle finanze dei sette paesi hanno tenuto più volte nel corso degli anni per discutere di politica economica.

L'organizzazione è stata fondata per facilitare le iniziative macroeconomiche condivise dai suoi membri in risposta al crollo del regime di tasso di cambio fisso del 1971, durante il tempo del "Nixon Shock", della crisi energetica e la conseguente recessione. Il suo obiettivo era la messa a punto delle politiche economiche a breve termine tra i paesi partecipanti a monitorare gli sviluppi nell'economia mondiale.

L'iter decisionale del G7 si basa su un processo di preparazione e discussione approfondita, culminante nel Vertice, dove i Capi di Stato e di Governo adottano un comunicato con gli impegni politici concordati.

L'iter decisionale si articola in diversi stadi:

1. Preparazione e discussione:
Sherpa: I rappresentanti personali dei Capi di Stato e di Governo (Sherpa) svolgono un ruolo cruciale nella preparazione dei Vertici, seguendo i negoziati e redigendo il comunicato finale.
Gruppi di lavoro: Vari gruppi di lavoro, composti da esperti di diversi paesi, preparano documenti e proposte su temi specifici.
Riunioni ministeriali: I ministri competenti si riuniscono per discutere i temi più importanti. 

2. Vertice:
Riunione annuale: Il G7 si riunisce annualmente in formato Vertice, dove i Capi di Stato e di Governo discutono di questioni economiche, finanziarie, di sviluppo, di sicurezza e altri temi.
Adozione del comunicato: Il Vertice si conclude con l'adozione di un comunicato che riassume gli impegni politici concordati.

3. Follow-up:
Implementazione delle decisioni: I paesi membri si impegnano a implementare le decisioni adottate durante il Vertice.
Monitoraggio e valutazione: le decisioni vengono monitorate e valutate per assicurare che siano attuate con successo.
In pratica, il G7 non ha un'autorità decisionale vincolante, ma i suoi comunicati rappresentano importanti impegni politici che influenzano la politica internazionale. Le decisioni del G7, sebbene non siano vincolanti, hanno un forte impatto sulla politica internazionale e sulla cooperazione tra i paesi membri.


1 – incisività e cooperazione

Dopo una breve disamina della composizione del G7 e dell'iter formale che ne caratterizza il funzionamento, sorge il tema tanto informale quanto decisivo del peso politico di ogni Stato membro, soprattutto in termini di rappresentanza, ovvero quello dei rapporti di potere internazionali basato sul sostegno che il Governo ha all'interno del proprio paese. I risultati delle elezioni politiche del settembre 2022, hanno visto il centro-destra guidato da Giorgia Meloni affermarsi come coalizione più votata, con circa il 44% delle preferenze, conquistando però, per via della legge elettorale vigente (Legge Rosato), la maggioranza assoluta dei seggi in entrambe le Camere. 

Al netto delle oscillazioni di consenso rilevate dai vari istituti di statistica, quanto emerso dal referendum popolare in materia di lavoro dell'8 e 9 giugno 2025, pone l'incisività in ambito G7 ed in materia di sviluppo economico, all'interno di uno qualsiasi dei 3 step del meeting come poco attendibile e, ponderatamente al rapporto di potere tra Stati Nazione frutto della legittimazione popolare, ben poco apprezzabile in termini di cooperazione economica internazionale.

Andiamo per ordine ed esaminiamo i 4 quesiti sul lavoro per poi fare una considerazione demografica sul 5°:

1°- Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti: Si propone l'abrogazione di uno dei decreti del Jobs act che riguarda il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti,L'obiettivo è ripristinare la possibilità di reintegrazione del lavoratore nel suo posto di lavoro, in tutti i casi di licenziamento illegittimo.

2°- Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese: Questo quesito mira a eliminare il tetto massimo all'indennità per licenziamenti illegittimi nelle aziende con meno di 15 dipendenti, consentendo al giudice di determinare l'importo senza limiti predefiniti .

3°- Contratti a termine: si propone l'abrogazione di alcune norme contenute nel Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81, che regolano la possibilità di instaurare contratti a tempo determinato e le condizioni per le proroghe e i rinnovi.

4°- Responsabilità solidale negli appalti: Il quesito chiede l'abrogazione della norma che esclude la responsabilità solidale del committente, dell'appaltatore e del subappaltatore, per gli infortuni sul lavoro derivanti da rischi specifici dell'attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.

Il macro tema sono i diritti del lavoratore (con particolare attenzione in materia di appalti in merito al soggetto titolare dell'impresa committente, appaltatrice e subappaltatrice); in termini di quotidiano svolgimento dell'attività lavorativa si vuole dare sostanza legislativa al senso di serenità sul posto di lavoro, soprattutto in situazioni quali licenziamenti e responsabilità sulla sicurezza che danno linfa alla qualità del lavoro. In termini più masticabili: sentirsi tutelati, sereni e sicuri sul posto di lavoro, migliora la performance, dalle più piccole alle più grandi mansioni.

La considerazione di carattere demografico sul 5° quesito profuma di giustizia sociale: sentirsi cittadino al 100%, migliora la percezione del senso civico della comunità di appartenenza, dando slancio alla propria attività lavorativa in quanto strumento principe atto a creare od accrescere la ricchezza materiale ed intellettuale.

Se esiste un unico quesito riassuntivo dei 5, esso potrebbe essere esprimibile così: italiani, come volete lavorare? Che, in riferimento all'art.1 della Costituzione, si traduce in: italiani, come volete vivere?

In osservanza alla natura secca della domanda referendaria, l'esito positivo o negativo, si materializza come un'elisione rispetto al passato ed un punto di svolta normativo che il Parlamento è tenuto ad osservare o attuare; inoltre, la percentuale di affluenza determina il rinnovo del sostegno popolare al Governo in termini di partecipazione attiva alla determinazione della linea politica della Nazione; è il dato sull'astensionismo che deve far riflettere: 7 italiani su 10 non hanno votato e quindi non hanno espresso un parere. Non recarsi alle urne, non vuol dire categoricamente non essere d'accordo sull'abrogazione delle leggi in oggetto ma si traduce come un disinteresse alle decisioni dello Stato (in materia di lavoro); ad oggi il Ministero del lavoro e del Made in Italy non sa se 7 italiani su 10 seguono e vigilano attivamente il suo lavoro – al netto del giudizio per quanto riguarda leggi che non sono state fatte dall'attuale Governo in carica.


2 – il peso internazionale dell'astensionismo

Come si traduce il dato sull'astensionismo in ambito internazionale ed in particolare in relazione all'assemblea del G7?

È il primo passo dell'assemblea che determina il vertice, i comunicati ufficiali, i provvedimenti ed il follow up, quindi, è l'informalità iniziale che viene poi formalizzata dando vita alle decisioni che determinano la traiettoria della cooperazione internazionale tra i 7 Paesi membri: estrapolare parametri che valutino il peso e l'incisività del singolo Governo durante la “trattativa” è arduo poiché ogni Paese ha sensibilità, mezzi ed indici diversi per valutare la propria crescita nazionale: non a caso il G7 è costituito solo per P.I.L., ovvero il dividendo tra ricchezza prodotta in 1 anno e numero dei cittadini; è la matematica suddivisione della ricchezza che determina lo stato di salute di un popolo – dato risibile se si pensa alle differenze di carattere economico che viviamo in Italia e che sicuramente hanno anche gli altri membri G7.

La vera forza di un Paese è lo stato della sua Democrazia, ovvero, quanto un popolo partecipa alla vita politica della Nazione: essa oltrepassa gli indici economici poiché si traduce nel sostegno ai leader, che detto in un linguaggio più masticabile suona un po' come quanto un popolo è disposto a seguire i propri leader su un tema che li riguarda e sul quale tutti sono in grado di esprimere un parere; l'astensionismo del 70% è un dato significativo in sede internazionale che potrebbe pregiudicare ogni istanza la quale, attraverso il Governo attualmente in carica, verrebbe portata in sede di confronto (G7); oltretutto, non si deve cadere nel gioco della faziosità, per due ordini di motivi: il primo è che un referendum è una consultazione tematica e non politica ed il secondo è che in ambito internazionale è la tecnica a prevalere sulla politica – almeno allo stato attuale delle cose -. Di conseguenza, un governo di colore differente all'attuale, avrebbe lo stesso indice di incisività se non inferiore dato che le attuali forze politiche della sinistra italiana non hanno preso posizione unitaria sui quesiti referendari: come potremo issare la bandiera italiana se il popolo – unico detentore del potere decisionale – non da strumenti a chi lo rappresenta? Come potrà la delegazione italiana parlare di politiche di sviluppo economico ed industriale se la forza lavoro non ha espresso parere sulla propria vita lavorativa (nel senso ampio dei termini)?
È sgradevole utilizzare un linguaggio ma, a volte, l'aulicità deve lasciare spazio ad una sostanziale inequivocabilità.

Per completezza, va detto che il 30% degli aventi diritto che si è recato alle urne merita voce a nome anche di chi non è andato (non è una proposta per abrogare il quorum): è questo il dato politico che esce dalla 2 giorni appena conclusasi; c'è una base di partenza chiara e netta dalla quale partire per una nuova stagione di riforme in ambito di lavoro e cittadinanza ma c'è una sfida ancor più grande e pressante per il mondo politico – dai leader ai militanti di partito: la partecipazione. Senza di essa non può esserci Democrazia.

Io ci sono!

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