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volonta dio0 – L'esercizio illegittimo del potere divino

La questione mediorientale per eccellenza: la Palestina, ovvero, la convivenza pacifica tra 2 popoli, di origini, apparentemente, profondamente diversa ed aventi elementi culturali visivamente e realmente diversi; la criticità si rivela nella dicotomia iconoclasta ma non contenutistica: monoteismo e ritualità, al netto dei nomi e delle pratiche quotidiane, coincidono: c'è un solo Dio, ci sono profeti di cui uno – Gesù - viene riconosciuto (nell'ebraismo) come la sua incarnazione e nella visione musulmana - Maometto - viene considerato il profeta principale.

È sempre bene ribadire che, in ogni questione internazionale, se pur dando uno sguardo attraverso la geopolitica, non è mai possibile stabilire una unica genesi delle controversie che si palesano nell'attualità, ancor di più quando una tal controversia fa riferimento a testi religiosi che per natura sono interpretabili in molteplici modi sulla base della propria spiritualità: è questo il termine che fa da garante alla singola intimità dell'interpretazione divina: la ritualità dello spirito è la forma più personale di trascendenza della razionalità e pensare di farne bandiera per la risoluzione di una controversia internazionale la espone a venti burrascosi, soprattutto se la controversia la si ha con un popolo la cui religione è (percepita) come diversa dalla propria.

L'intervento chiarificatore e pacificatore è, paradossalmente, l'inizio ufficiale del contatto tra le due popolazioni in oggetto – israeliani e palestinesi: La Risoluzione 181 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvata il 29 novembre 1947, prevedeva la spartizione della Palestina mandataria in due Stati indipendenti: uno ebraico e uno arabo-palestinese. Gerusalemme, con le aree circostanti, sarebbe stata posta sotto amministrazione internazionale. La risoluzione proponeva la creazione di due Stati, uno ebraico con il 56,47% del territorio e uno arabo con il 43,53%, con Gerusalemme sotto amministrazione internazionale. È il Principìo di autodeterminazione dei popoli su cui si basa la risoluzione citata a dettare la traiettoria: 2 popoli, 2 Nazioni: il nodo è servito: la natio riconosciuta da entrambe vede lo stesso territorio geografico come luogo di appartenenza; torto o ragione non sono oggetto di analisi ma vien da se che osservare la risultante geografica dell'epoca e l'odierna, palesi una qualche distrazione.

L'attualità è la più bieca alienazione del diritto alla vita che si possa concepire e suona ancor più macabro che a darle vita sia un popolo il cui annientamento fu scongiurato proprio dalla stra grande maggioranza degli Stati membri di quell'organizzazione internazionale che, una volta salvati, sancì il loro posto al Mondo attraverso il metodo diplomatico.

Fa quindi ancora più rabbia leggere le dichiarazioni del Ministro alle Finanze israeliano,  Bezalel Yoel Smotrich, il quale dichiara di star lavorando duro per “seppellire una volta per tutte, con l'aiuto di Dio, la pericolosità dello Stato Palestinese” (fonte eunews): la pericolosità di uno Stato o la minaccia di un gruppo di fanatici religiosi al quale si sta rispondendo con ancor più fanatismo?

 

1 – Le crociate: l'errore ZERO (fonte: worldhistory)

Le crociate furono una serie di campagne militari organizzate da papi e potenze cristiane occidentali per riprendere Gerusalemme e la Terra Santa dal controllo musulmano e quindi difendere tali conquiste. Vi furono otto crociate principali ufficiali tra il 1095 ed il 1270, e molte altre non ufficiali.

Per quanto vi siano state molte crociate, nessuna ebbe maggiore successo come la prima, e nel 1291 gli stati creati dai crociati nel Medio Oriente erano stati ormai assorbiti dal Sultanato Mamelucco. L'idea della crociata è stata applicata con maggiore successo (per i Cristiani) in altre regioni, in particolare nel Baltico contro i pagani d'Europa e nella Penisola Iberica contro i Mori musulmani.

Con la partecipazione di imperatori, re, e nobiltà Europea, così come migliaia di cavalieri e più umili soldati, le crociate ebbero conseguenze tremende per tutti coloro coinvolti. Gli effetti, a parte il numero dei morti, di vite rovinate, distruzione e risorse sprecate, andarono dal collasso dell'impero bizantino al deterioramento delle relazioni ed intolleranze tra le religioni ed i popoli dell'Oriente e dell'Occidente che ancora oggi permangono tra governi e società.

La prima crociata nell'XI secolo (1095-1102) costituì un precedente per una miscela inebriante di politica, religione e violenza che avrebbe caratterizzato tutte le campagne successive. L'imperatore bizantino Alessio I Comneno (r. 1081-1118) vide un'opportunità per ottenere un aiuto militare occidentale per sconfiggere i Selgiuchidi di fede musulmana che stavano erodendo il suo impero in Asia Minore. Quando i Selgiuchidi presero Gerusalemme (da altri musulmani, non dai cristiani che avevano perso la città secoli addietro) nel 1087, fornì motivo catalizzatore per mobilitare i cristiani d'occidente all'azione. Papa Urbano II (r. 1088-1099) rispose a tale chiamata di aiuto, motivato dal desiderio di rafforzare il Papato e consolidarne il prestigio per divenire il capo indiscusso dell'intera chiesa cristiana inclusa quella ortodossa d'Oriente. Riprendere la Città Santa di Gerusalemme e luoghi quali il Santo Sepolcro, considerato essere la tomba di Gesù Cristo, dopo quattro secoli di controllo musulmano sarebbe stato un vero colpo. Di conseguenza, il Papa nominò un Legato Pontificio ed avviò una campagna di predicazione attraverso l'intera Europa, che si appellava a nobili e cavalieri d'occidente ad affilare le proprie spade organizzarsi e raggiungere la Terra Santa per difendere i luoghi più preziosi della cristianità e qualsiasi cristiano ivi in pericolo.

I soldati che 'presero la croce', come era conosciuto il giuramento per la crociata, e che fecero il viaggio incredibilmente arduo per combattere in una terra straniera erano motivati da uno svariato numero di fattori. Primo e più di tutti vi era l'aspetto religioso - la difesa dei cristiani e la fede, gli era stato promesso dal Papa, avrebbe portato alla remissione dei peccati ed una strada rapida per il Paradiso. Vi erano anche ideali cavallereschi ed il fare la cosa giusta (anche se la cavalleria era ad uno stadio iniziale ai tempi della Prima Crociata), pressioni dai pari e dalla famiglia, l'occasione di guadagnare ricchezze materiali, eventualmente anche in forma di terre e titoli, ed il desiderio di viaggiare e vedere di persona i grandi luoghi della terra santa. Molti soldati avevano ambizioni assai meno affascinanti ed erano semplicemente costretti a seguire i loro signori, alcuni cercavano di fuggire dai debiti e dalla giustizia, altri cercavano semplicemente una vita decente inclusiva di pasti regolari. Queste motivazioni avrebbero continuato a garantire un gran numero di reclute nel corso di tutte le campagne successive.


2 – Carlo Magno docet

Non è intenzione del narratore puntare il dito contro un personaggio che ha segnato profondamente la storia del vecchio continente ma c'è un aspetto che, dai suoi predecessori a lui, cambia e che probabilmente (l'avverbio è d'obbligo) influenzò la decisione di reclamare – con la spada -  una terra che di per se ha poco di sacro – la sacralità è dentro ognuno di noi. Tradotto: c'è bisogno di trucidare un popolo per andare a pregare un Dio che la vita l'ha sempre e solo data e mai tolta? (il gusto delle provocazione).

Andiamo per ordine e parliamo del tema della successione dei Re medievali: essa, da sempre (e per “sempre” s'intende sin dalla conversione al cristianesimo di Roma) è frutto di una decisione del Re in vita avente come parere (positivo o negativo) quello dell'assemblea dei Cavalieri e del Vescovo, fino a Carlo Magno che, sulla base dell'incoronazione del Natale dell'800 d.C. cede il “voto determinante” nella successione dal Re in vita al Vescovo: è Dio che ti ha fatto Imperatore e sono i suoi rappresentanti terreni a decidere chi succederà a te ed ai tuoi re; l'inizio delle relazioni diplomatiche tra le varie casate reali e nei territori iniziò proprio nel medioevo, quando alla nascita dell'erede, il Re in vita (il papà), per assicurare la continuità del regno alla propria stirpe, inizia a tessere la tela diplomatica la cui sintesi si traduce in una forma di clientelismo in grande stile. Il quesito è: se le Crociate furono una grande operazione militare volta a ripristinare il Sacro Romano Impero sotto il nome di una casata reale che sulla spinta divina, tento di compiacere sua Santità per ricevere, al ritorno dalla campagna militare, l'incoronazione ad Imperatore “europeo”?

Vero è solo che con Carlo Magno cambia un equilibrio destinato a segnare i secoli a venire: il rapporto Stato-Chiesa. 


3 – Pesi e contrappesi

Se Carlo Magno sposta il peso del potere sul piatto della bilancia della spiritualità, dall'avvento delle Costituzioni, il vecchio continente (sovrapponibile al Sacro Romano Impero), riporta l'equilibrio tra il potere temporale e quello spirituale obliterandolo con l'unico vero potere che da sempre prende decisioni che plasmano la sua stessa esistenza: il popolo.

Il Italia, essi furono disciplinati dai Patti Lateranensi (11 Febbraio 1929): essi consistono in due distinti documenti:

Il Trattato riconosceva l'indipendenza e la sovranità della Santa Sede che fondava lo Stato della Città del Vaticano. Allegata al Trattato, la Convenzione finanziaria, che regolava le questioni sorte dopo le spoliazioni degli enti ecclesiastici a causa delle leggi eversive. È stata inoltre prevista l'esenzione, al nuovo Stato denominato «Città del Vaticano», dalle tasse e dai dazi sulle merci importate. Nell'articolo 1:”L’Italia si obbliga a versare, allo scambio delle ratifiche del Trattato, alla Santa Sede la somma di lire italiane 750.000.000 vecchio conio e a consegnare contemporaneamente alla medesima tanto Consolidato italiano 5% al portatore  del valore nominale di lire italiane 1.000.000.000 vecchio conio.

Il Concordato, che definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa e il Governo (prima d'allora, cioè dalla nascita del Regno d'Italia, sintetizzate nel motto: «libera Chiesa in libero Stato»). Secondo il rapporto precedente (regolato dalla Legge delle Guarentigie), nel quale ancora vigeva la norma del giuramento dei nuovi vescovi al Governo italiano, l'unico vescovo che non era obbligato a giurare fedeltà all'Italia era colui che fa le veci del Pontefice nella sua qualità di vescovo di Roma, cioè il cardinale vicario. Questa eccezione alla regola, che appariva nel Concordato, era stata prevista proprio in segno di rispetto dell'indipendenza del Papa da parte dell'Italia. Il suo vicario non deve essere sottoposto al giuramento, perché rappresenta il vescovo effettivo della città di Roma cioè il Papa. Il governo italiano acconsentì di rendere le sue leggi sul matrimonio e il divorzio conformi a quelle della Chiesa cattolica di Roma e di rendere il clero esente dal servizio militare. I Patti garantirono alla Chiesa il riconoscimento del cattolicesimo quale religione di Stato in Italia, con importanti conseguenze sul sistema scolastico pubblico, come l'istituzione dell'insegnamento della religione cattolica, già presente dal 1923 e tuttora esistente seppure con modalità diverse. Il capoverso dell'articolo 1 del Concordato riconosceva anche il carattere sacro della città di Roma, sostituito, all'articolo 2.4 degli accordi di villa Madama, dal riconoscimento del "particolare significato che Roma, sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità".

I Patti Lateranensi non furono gli unici accordi stipulati negli anni successivi alla prima guerra mondiale tra il Vaticano e stati esteri, nell'ottica di rendere libera la professione della religione cattolica e di ridare un ruolo diplomatico di primo piano al papato. Tra gli altri vi furono accordi con Lettonia (stipulato nel 1922), Baviera (1924), Polonia (1925), Lituania e Romania (1927), Prussia (stipulato nel 1929), Baden (1932), e infine, oltre ai tre Stati federati tedeschi summenzionati, direttamente con la Germania(nel 1933).La connessione dei Patti lateranensi con la linea d'indirizzo segnata dai precedenti Concordati fu notata sin dal 1929, come risposta alla critica secondo cui il Papato aveva barattato il suo potere temporale ed il grandioso imprigionamento nel quale ha prosperato per quasi sessant'anni, in cambio di vantaggi di interesse della sola chiesa italiana.

“Religioni oppio dei popoli” disse qualcuno in tempi non sospetti. “Lo Stato è ateo” diciamo spesso in altrettanti tempi non sospetti ma il culto di un popolo è un elemento culturale di forte motivazione: della percezione di un “qualcosa” oltre la fisica realtà se ne hanno tracce sin dall'era Neanderthal e chiunque, per quanto lontano sia dalla sua spiritualità ne fa riferimento di fronte ad avvenimenti che non riesce a comprendere appieno. Forse è proprio questa la chiave di lettura della questione palestinese: non si riesce a comprendere come mai due popoli non possano convivere pacificamente, magari ritrovandosi per momenti di culto condivisi, aggregazione sociale e festa per la grazia ricevuta, dove per “grazia” s'intende la  vita stessa ed il mondo che la circonda: pensare che Gerusalemme è da tempo divisa in 3 settori (cristiano – ebraico – musulmano) con tanto di check-point e controllo militare (ONU), è raccapricciante, considerando che in epoca medievale, dopo la conquista della Terra Santa – 1° crociata 1096 d.C. - i popoli cristiani e musulmani convivevano pacificamente nella città, condividendo merci, arte, cultura, vita quotidiana. Sono sempre state le teste coronate a farsi la guerra per un pezzo di terra; e nient'altro! Riconsiderando l'incoronazione del Natale 800 d.C., si evince immediatamente una deriva molto terrena della Chiesa che una volta acquisito il potere della Successione ha scagliato l'armata di Dio contro gli infedeli saraceni al grido di “uccidere un infedele non è reato”.

Oggi scagliamo la reale religione contro i fanatici di qualsiasi culto gridando: “il fanatismo non è una religione”.

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