Abbiamo ricevuto da Roberto – Operatore Sociale un contributo in 5 punti, a commento e integrazione dell’articolo: La “lezione” di Via Como: dall’Aggressione alla Promozione scritto da Sergio Civati nella Rubrica Opinioni.
1) Purtroppo, si sente parlare di condizione giovanile quando avvengono fatti di questo tipo. Sarebbe opportuno riflettere su questi temi sempre, perché riguardano il nostro futuro e soprattutto il futuro delle nuove generazioni.
2) La questione prevenzione è un tema serio che viene affrontato con fatica e con un po’ di diffidenza nell'attuale contesto sociale, a tutti i livelli. Credo che possa aiutare creare dei luoghi e condizioni nei quali adulti e giovani possano so-stare insieme (al netto di ogni logica produttiva dell’organizzare laboratori, eventi, attività di qualsiasi tipo).
3) A Monza esistono luoghi e progetti sostenuti dall'amministrazione comunale (più spesso coinvolgendo gli assessorati all’istruzione e alle politiche sociali anziché quelli dedicati alle politiche giovanili) e da fondazioni private. Dal punto di vista economico purtroppo questi servizi non hanno a disposizione grandi budget, soprattutto per la mole e la qualità di lavoro e di interventi che la situazione attuale richiederebbe. Anche in termini sussidiari in questi anni si stanno sperimentando forme di coinvolgimento comunitario, perché sia diffusa la corresponsabilità di tutti gli adulti verso le giovani generazioni e la loro crescita. Tutto ciò ha smosso anche sul territorio monzese molte energie che, tuttavia, per rafforzarsi e continuare nel tempo, hanno certamente bisogno del sostegno sempre maggiore sia di visione che economico, dell’amministrazione comunale.
4) Quando non si hanno le parole per raccontare ciò che siamo (e il nostro mondo interiore) e non abbiamo adulti che sanno so-stare con i giovani, i ragazzi trovano ogni modo per manifestare il loro malessere, anche con agiti molto eclatanti come questo. Di norma agiscono attraverso la violenza verso di sé, verso gli altri, verso il mondo. Sono convinto che per ciascun ragazzo coinvolto, questo gesto sia ricco di significati e rappresenti anche una seria richiesta di aiuto. Mi auguro che abbiano la fortuna di incontrare adulti che li aiutino a riflettere e a dare senso a ciò che hanno fatto e alle conseguenze delle loro azioni.
5) Tutto ciò che riguarda i ragazzi deve riguardare gli adulti, che hanno la responsabilità di educare. Le famiglie e la scuola sono in profonda difficoltà. L’educazione emotiva o affettiva deve riguardare la capacità di riconoscere e saper fare fronte ai nostri stati emotivi. Per fare questo serve attivare un movimento culturale che prevede l'ingaggio primario del mondo adulto, poco allenato in questo senso e spesso in tutt'altre cose affaccendato.

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