
Intervento del 16 giugno 2025 nella seduta speciale del Consiglio Comunale dedicata al Carcere di Monza.
San Quirico è uno dei quartieri della nostra città, dove abitano (loro malgrado) in questo momento più di 700 persone. Quasi il doppio di quelle che potrebbero starci. Chiaramente questa situazione di sovraffollamento comporta una serie di problematiche di cui, come Amministrazione Comunale, non possiamo occuparci completamente, ma di cui vogliamo comunque farci carico.
La nostra Giunta da tempo ha deciso di dedicare attenzione a questo suo quartiere, con alcune iniziative dirette che ci sono state ricordate dall’Assessore Riva. È stato finalmente nominato un Garante (che anche noi avevamo chiesto con un un’apposita interrogazione), e si sta cercando di stimolare l’attenzione tra la cittadinanza, che è probabilmente uno dei temi più importanti. Perché tutte le carceri vivono in una condizione di non conoscenza. Sono dei luoghi sconosciuti perché spesso si trovano in una parte della città invisibile, non frequentata: ci si dimentica che esistono. Probabilmente, molti nemmeno sanno quello che avviene al loro interno. Vengono dimenticate le sofferenze, le condizioni di difficoltà e spesso, tanti che non conoscono il carcere si fermano ai pregiudizi.
Non si sa quante persone sono in attesa di giudizio, e quindi a tutti gli effetti per la legge innocenti. Non si sa quante persone hanno attraversato e attraversano delle difficoltà legate al consumo di stupefacenti, a condizioni psichiatriche o psicologiche particolari e che meriterebbero altri tipi di cure e di attenzioni, che probabilmente gli permetterebbero di poter essere reinserite nella società, come la nostra Costituzione prevede.
Tutto questo è difficile da sviluppare, soprattutto a causa del sovraffollamento e delle ristrettezze economiche, nonostante la buona volontà e l’impegno importante di tutti coloro che lavorano in carcere. La direttrice, che ho conosciuto personalmente e che ringrazio anche per quello che ci ha detto stasera, il personale della Polizia Penitenziaria – che svolge un ruolo fondamentale che ho avuto modo di vedere e apprezzare in diverse visite – e di tante altre persone: educatori, persone che lavorano nel settore medico, e moltissimi altri.
Nella nostra città e nella nostra provincia c’è un mondo, quello del terzo settore, che è una delle colonne portanti per quanto riguarda l’universo del nostro Carcere. Porta energie e risorse, non solo economiche, ma soprattutto umane, intellettive. In questo senso, sono molto contenta che quest’anno sia stata accolta la proposta di riconoscere il premio “Corona Ferrea” a una delle associazioni che da più di trent’anni si occupa di carcere: Carcere Aperto. Un’associazione che lavora all’interno e all’esterno della struttura, facendo conoscere le storie e la realtà di San Quirico a moltissimi cittadini e cittadine con dedizione, attraverso una rete di volontarie e volontari.
Oltre a loro, ci sono numerose altre associazioni. Penso all’associazione Ad Alta Voce, che svolge un lavoro prezioso in ambito culturale, e a tutte le altre realtà che si occupano di teatro, di scrittura, di musica. La cultura, infatti, è uno degli strumenti più importanti per garantire il reinserimento sociale, la possibilità di cambiamento delle persone e dare speranza.
In questo senso, è davvero importante il ruolo che svolge la biblioteca, inserita nel sistema bibliotecario della città, dove vengono sviluppate molte attività, tra cui il progetto “Oltre i confini”, il quale, grazie all’impegno di Antonetta Carrabs, permette a molte persone detenute di raccontare le loro storie e sviluppare una vera e propria redazione giornalistica che, oltre al periodico cartaceo, ha sviluppato un blog e recentemente una rivista, presentata la scorsa settimana.
Altri spazi importanti, però, sono da tempo in condizioni precarie e non sono più utilizzabili. Penso al teatro, che anni fa era funzionante e che potrebbe essere recuperato, per poi inserirlo anche nel circuito teatrale della città. Diventerebbe così un luogo di scambio in cui i cittadini vengono ad assistere a spettacoli in cui gli attori sono i detenuti, e dove i detenuti possono assistere a loro volta a spettacoli o ad altre iniziative culturali alla presenza di altri cittadini.
Un luogo ponte tra San Quirico e Monza stessa.
Ci sono poi gli spazi sportivi, tra cui la palestra, e su questi – come sul teatro – questa Giunta può e, a mio parere, deve mettersi a disposizione per collaborare con l’Amministrazione Penitenziaria e trovare risorse anche private o da bandi per recuperarli.
Naturalmente, la necessità di interventi su queste strutture accessorie, pur così importanti, non cancella la priorità di intervenire sugli edifici principali, considerata la condizione delle celle, delle docce e degli altri servizi.
La principale priorità perché il reinserimento funzioni è certamente, come è stato detto più volte, il lavoro. Tra gli obiettivi su cui concentrarci come Comune, il lavoro è forse il più importante. In quanto capoluogo, abbiamo il dovere di collaborare con la Provincia, con gli altri Comuni della nostra provincia e con quelli limitrofi appartenenti alla Città Metropolitana di Milano, ma che comunque fanno riferimento al Carcere di Monza per i loro cittadini.
Noi possiamo fare di più per dare opportunità di lavoro e inserimento durante la carcerazione e subito dopo, anche ripristinando un’idea che ha funzionato e che era attiva in passato: un fondo gestito insieme dai diversi comuni.
Siamo convinti che il carcere debba essere davvero uno strumento di reinserimento sociale, come dice la nostra Carta Costituzionale. Crediamo che questo sia fondamentale per le persone detenute, affinché funzioni il meccanismo di trattamento, e pensiamo anche che sia importantissimo altresì per le stesse persone che lavorano in carcere, soprattutto per gli agenti penitenziari. Ci sono studi condotti da alcune Università che hanno rilevato che un sistema carcerario diverso vuole dire anche una qualità di vita migliore per il personale che ci lavora.
La restrizione della libertà è di per sé una forma di violenza, ma lo diventa in maniera insopportabile se non è legata a un tempo, che deve essere il più breve possibile, e se non è finalizzata a un percorso di reinserimento.
In questo senso, sicuramente la questione abitativa è rilevante, e si collega un po’ allo scorso Consiglio Comunale, in cui abbiamo parlato di diritto all’abitare. Diritto all’abitare che riguarda anche le persone che escono dal carcere e quelle che si trovano al suo interno perché a norma di legge potrebbero accedere ai domiciliari, ma un domicilio non ce l’hanno.
Su tutte queste questioni insieme a tante altre che sono emerse nella serata, io credo che noi possiamo impegnarci di più come singoli, come forze politiche, come gruppi consiliari e come Amministrazione, insieme agli altri Enti. E credo che le visite in carcere che abbiamo fatto in passato e quelle che faremo in futuro ci aiutino nell’ascolto diretto con le persone che sono dentro, e a ricordarci sempre quello che ci ha detto negli ultimi giorni della sua vita Papa Francesco, con la visita al Carcere di Rebibbia, dove ha voluto significativamente aprire una Porta Santa per l’Anno Giubilare e praticare la lavanda dei piedi. Affaticato dalla malattia, Francesco ha voluto lasciarci una frase, non per la prima volta, così significativa:
“Tutte le volte mi chiedo perché loro e non io”.
Ecco, io penso che tutti e tutte noi dobbiamo essere consapevoli che la condizione di detenzione non è una cosa che riguarda alcuni individui specifici, i così detti “cattivi”, ma tutti. È una condizione che la vita ti può riservare e da cui si può uscire, perché le persone cambiano e noi dobbiamo avere fiducia nel cambiamento delle persone.

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