0 – Introduzione storica
Ci siamo ormai addentrati nella 6° rivoluzione industriale che abbraccia non solo la vita del comparto produttivo di una Nazione o di un continente ma tocca nel concreto la vita di tutti, dalle macro questioni sino al quotidiano: l'approvvigionamento del quantitativo di energia necessaria ad un vivere dignitoso è divenuto tema di dibattito in molteplici ambiti, dal Parlamento europeo alle amministrazioni comunali, sin durante un rapido rifornimento ad una stazione di servizio.
Dal febbraio 2022, ma vedremo tra poco, anche prima, le fonti dalle quali il vecchio continente genera energia per la domanda interna hanno subito un radicale cambiamento a fronte di fatti concreti che sino poco più di un secolo fa erano inaccostabili: fu la Prima guerra mondiale a porre in essere la presa delle risorse del sottosuolo con l'utilizzo della forza armata; successivamente, nonostante la creazione di organizzazioni internazionali volte alla risoluzione pacifica delle controversie internazionali, il secondo conflitto mondiale vide nell'Operazione Barbarossa, il remake del metodo violento per ottenere l'appropriazione di territori dai quali estrarre petrolio, gas ed altre terre ed elementi ritenuti strategici per la Nazione.
Al termine della guerra nazi-fascista, all'interno della quale va sin da subito posto in luce il ruolo italiano nell'invasione di Russia, il cui obiettivo furono i giacimenti energetici nel a ridosso del Mar Caspio – l'attuale Azerbaigian - , nacque la C.E.C.A. proprio come sigillo al metodo pacifico e di cooperazione internazionale volto al soddisfacimento della domanda energetica per tutti i Paesi europei: da sottolineare l'attuale T.A.P., condotta di gas che trasferisce tale risorsa dalle coste occidentali del Caspio a quelle italiche.
Dalla pacificazione del continente europeo ed alle molteplici evoluzioni in campo industriale, scientifico e produttivo nonché dei cambiamenti delle abitudini di vita ed alla scoperta di nuovi materiali e tecniche produttive, gli 80 anni di pace hanno visto un progressivo susseguirsi di cambiamenti, evoluzioni e rivoluzioni di ampio spetto, il cui costo si è tradotto in un peggioramento dell'ecosistema nel quale viviamo; tutto ciò si è dimostrato come preponderante nella ricerca dell'umanità di nuove fonti energetiche, rinnovabili e sostenibili nonché nella creazione di enti internazionali ed assemblee volte ad una cooperazione internazionale dalla quale sono scaturiti atti ed accordi che trovano, purtroppo, difficoltà di attuazione.
Dall'invasione di Ucraina, l'Europa, sia istituzionale che popolare, ha visto come quel gioiello di pace costruito sulle macerie di due guerre devastanti, debba ripensarsi a fronte di quanto accade oltre i propri confini: il mondo ci ha sbattuto in faccia una realtà vecchia che speravamo superata: la supremazia attraverso le armi.
Come sono cambiati gli equilibri internazionali in fatto di scambio di merci e prodotti atti a generare energia? Come si ripercuotono sul territorio della Brianza e sul suo capoluogo – Monza - ? che peso hanno guerre lontane sulla nostra stessa vita? Quali cambiamenti nazionali ed internazionali dovremo aspettarci per far fronte al nuovo assetto dello scacchiere internazionale?
1 – l'influenza reciproca tra geopolitica e fabbisogno energetico - Il mercato GNL e LNG nel 2025.
L’agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha recentemente pubblicato il Gas Market Report per il terzo trimestre del 2025. In questo documento vengono delineate le ultime tendenze del mercato del gas, con un focus sull’area mediorientale e sulle ripercussioni dei conflitti geopolitici nella regione sia sui mercati che sulle tratte commerciali globali di energia, in particolare quelle di gas naturale liquido (GNL).
I mercati sono rimasti piuttosto rigidi nella prima metà del 2025 a causa di una combinazione di fattori: minori esportazioni di gas russo verso l’Unione Europea, rallentamento della crescita della produzione di gas naturale liquefatto (GNL) e maggiori esigenze di stoccaggio in Europa. Nel frattempo, le tensioni in Medio Oriente hanno ricordato in modo evidente che i fattori geopolitici possono influenzare fortemente i mercati energetici e mettere a repentaglio la sicurezza dei traffici globali.
Per quanto riguarda l'Europa, è stata rilevata una tendenza alla ricrescita strutturale per la domanda del gas nel 2024, con una relativa espansione nella prima metà del 2025 sebbene ad un ritmo notevolmente più lento (+1,3%).
Nei paesi europei OCSE, infatti, il consumo di gas è cresciuto del 6,5% nel primo semestre 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024, ma questo incremento pare concentrarsi solo nel primo trimestre, dove l’elevato fabbisogno energetico per il riscaldamento invernale e una minore resa delle rinnovabili hanno innalzato la domanda di gas naturale del 9% annuale.
I futures sul TTF sono rimasti stabili intorno ai 33 €/MWh (Figura 1), il livello più basso in oltre due settimane, grazie alla forte offerta e alle norme di stoccaggio meno rigide che tengono sotto controllo le pressioni sul mercato. Nonostante i livelli di stoccaggio quest’anno siano superiori al 65% e in linea quindi con gli obiettivi di rifornimento, si tratta di percentuali lontane dall’83% dell’anno scorso e dalla media quinquennale nell’UE: per sostenere il rifornimento il Parlamento europeo ha infatti approvato obiettivi di stoccaggio più flessibili concedendo ai paesi fino a dicembre per raggiungere il 90% della capacità, invece della precedente scadenza fissata per novembre.

Fonte: i-com.it
L’offerta globale di GNL è cresciuta del 4% (ovvero 12 miliardi di metri cubi) su base annua nella prima metà del 2025 si è previsto un incremento della fornitura al 5,5% per il resto del 2025. L’aumento dell’offerta di GNL compensa in parte la diminuzione delle forniture di gas russo all’Unione Europea, che sono calate del 45% (ovvero 6,5 miliardi di metri cubi) su base annua nello stesso periodo, a seguito dell’interruzione dei flussi di transito del gas attraverso l’Ucraina all’inizio del 2025. Nel 2026 la crescita dell’offerta globale di GNL dovrebbe accelerare al 7% (ovvero 40 miliardi di metri cubi), l’aumento più intenso dal 2019.
I fornitori hanno introdotto nel mercato una fornitura del 60% maggiore rispetto alle quote del 2024. L’aumento dell’offerta del 5,5% (30 miliardi di metri cubi) è dovuto soprattutto a Nord America e Medio Oriente, che stanno perseguendo politiche di aumento della produzione dei nuovi impianti di liquefazione (Nord America) e miglioramento delle operazioni nei progetti esistenti (Medio Oriente). Nuovi progetti stanno entrando in funzione e la produzione è in crescita.
Dall’altro lato, nel 2025 l’Europa avrebbe dovuto importare il 26% di GNL in più rispetto al 2024 (20 miliardi di metri cubi) raggiungendo il livello record di 92 miliardi di metri cubi nella prima metà del 2025. Questo influsso è controbilanciato dal ritiro dei buyers asiatici che erano fino a questo momento le prime destinazioni delle navi metaniere. La maggioranza della crescita delle importazioni di GNL nella prima metà del 2025 è infatti concentrata in Europa, con Africa e Medio Oriente che contribuiscono per una quota marginale ma non indifferente. Combinate, le maggiori richieste provenienti da queste tre regioni hanno quasi raddoppiato il volume dell’offerta incrementale netta di GNL in questo periodo, e le rotte marittime flessibili delle navi cargo GNL hanno privilegiato i porti europei. Di conseguenza, le importazioni in Asia e America Latina hanno subito una contrazione segnando un netto cambiamento rispetto alle tendenze generali del 2024.
Se nel 2022 la flessibilità delle rotte marittime di GNL avevano consentito all’Unione Europea di compensare almeno in parte lo shock energetico dell’interruzione delle forniture russe vincolate alla fissità dei gasdotti terrestri, le navi metaniere nondimeno soggiacciono all’intricata geografia (fisica e geopolitica) del Medio Oriente.
Lo Stretto di Hormuz, tra l’Iran e la penisola arabica, è uno stretto cruciale per il passaggio non solo del petrolio, ma anche del GNL: circa il 20% del commercio globale di gas naturale liquido, infatti, transita attraverso questa sottile striscia di mare che nel suo tratto più stretto separa solo per una trentina di chilometri le due sponde opposte.

È importante sottolineare che durante la cosiddetta “guerra dei dodici giorni” di Israele e Iran, tra il 13 e 24 giugno, non sono avvenute interruzioni del transito di beni energetici che passavano per Hormuz, nonostante la possibilità ventilata dal Parlamento iraniano di chiudere lo Stretto. Inoltre, non ci sono stati attacchi diretti alle navi metaniere nello stretto corridoio marittimo; tuttavia, le escalation nella regione elevano molto il rischio di disturbi o perturbazioni nei flussi globali di petrolio e GNL e ciò si ripercuote sulla sicurezza percepita dalle flotte.
Tutte le esportazioni di GNL dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) dirette verso l’Europa devono transitare dallo Stretto di Hormuz senza rotte alternative. L’importanza dello Stretto di Hormuz è destinata ad aumentare ulteriormente nella seconda metà del decennio, con il proseguimento dei progetti di espansione del North Field East da parte del Qatar e la messa in funzione dell’impianto di esportazione di GNL di Ruwais da parte degli Emirati Arabi Uniti. La perdita dell’approvvigionamento di GNL, anche se temporanea, alimenterebbe la volatilità dei prezzi e richiederebbe adeguamenti della domanda in tutti i principali mercati di importazione.
L’Italia è il sesto importatore di GNL dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, dopo Cina, India, Corea del Sud, Pakistan e Taiwan. Altri importatori europei di GNL provenienti da questi due paesi sono Belgio, Polonia, Spagna, Regno Unito e Francia.

Circa il 50% delle importazioni europee di GNL dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti nel 2024 è stato acquistato dall’Italia, il 24% dal Belgio e il 13% dalla Polonia.
Riguardo le importazioni italiane di GNL (Figura 4), quasi la metà (45%) proveniva dal Qatar nel 2024, una tendenza che è stata ascendente negli ultimi anni.
Il GNL qatarino, prima di raggiungere i terminal di rigassificazione italiani, il GNL qatarino deve attraversare ben tre check point nevralgici per il commercio regionale: Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez: ergo, diversi fattori influenzano il mercato del gas europeo e la sua sicurezza energetica: riconfigurazioni di rotte per le forniture, interruzioni dell’approvvigionamento, dipendenza dalle importazioni, volatilità dei prezzi, incertezza del mercato e rischi geopolitici.
La transizione energetica europea, pur accelerando, non può prescindere da una riflessione pragmatica sul ruolo strutturale che il gas continuerà a giocare nel breve e medio termine in alcuni sistemi energetici europei – primo fra tutti quello italiano dove il gas è ancora visto come fonte principale (36,2%) del mix energetico al 2030 – imponendo una pianificazione strategica degli approvvigionamenti e della diversificazione delle fonti. Nonostante la domanda di gas sembri avviarsi verso il picco, l’aumento della produzione di GNL e la grande quantità importata in Unione Europea indica un interesse estremamente vivo per questo mercato. Tra i Paesi europei, Italia, Belgio e Polonia sono i più dipendenti dalle importazioni di GNL che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz: il GNL di provenienza qatarina ed emiratina rappresenta il 13% del totale importato dall’UE.
2. Il mercato europeo e la guerra d'Ucraina.
La crisi del gas del 2006 indica la tensione sussistente fra Russia e Ucraina, vertente sul prezzo dello stesso che la prima vende alla seconda: tale situazione ha importanti riflessi sull'economia europea, poiché attraverso l'Ucraina passa il gasdotto che alimenta, tra gli altri, Italia, Ungheria, Austria e Repubblica Ceca; negli anni successivi la questione del gas è sempre stata risolta a favore della Russia, che ha sempre ottenuto il denaro reclamato, anche a fronte dell'appoggio politico al governo ucraino in carica.
Tuttavia, con la vittoria di Viktor Juščenko, inviso al Cremlino durante le elezioni presidenziali del 26 dicembre 2004, dopo la rivoluzione arancione, il baricentro politico dell'Ucraina si è spostato sempre più verso l'Unione europea, alienandosi dall'influenza russa; tale cambiamento politico non ha però sortito effetti in termini di rimodulazione del rapporto di potere russo in ucraina: la dipendenza da Gazprom è proseguita intonsa, ivi comprese strategie di prycing di favore: il prezzo del gas venduto all'ucraina fu mantenuto inferiore rispetto alle quote “standard” di mercato fino a quando l'Ucraina ottenne dalla UE lo status di economia di mercato, pertanto, il fornitore russo iniziò a tariffare il gas a prezzi di mercato, dapprima a 160 dollari, poi, dopo il rifiuto ucraino, a 230 dollari ogni mille metri cubi di gas. Questo aumento è stato da molti osservatori giudicato più politico che economico, poiché si tratterebbe meramente di un tentativo di legare l'Ucraina alla Russia con una sorta di assedio. L'inverno ucraino, freddissimo, è infatti alle porte.
L'Unione europea seguì con attenzione l'evolversi della crisi: si innescò un effetto domino rispetto alla sudditanza ucraina nei confronti della Russia, la quale, facendo leva sulla logistica del gas destinato all'UE, minacciò di effettuare prelievi – di gas - come pagamento dei diritti di transito (il 15% del totale): Kyev si è inoltre appellata agli accordi di Budapest del 1994 e ai suoi garanti Gran Bretagna e Stati Uniti, con cui l'Ucraina cedeva alla Russia tutto il suo arsenale nucleare al fine di non subire pressioni politiche ed economiche da Mosca.
Il governo russo, di rimpetto, tenne a precisare che i diritti di transito sono già stati pagati dalla Gazprom, monopolista e che gli accordi di Budapest riguardavano le minacce alla sovranità e alla integrità territoriale, e non gli accordi commerciali. Inoltre, alle voci che proponevano un aumento dell'affitto per le navi russe stanziate in Crimea, la Russia ha risposto che si metterebbero allora in discussione anche gli accordi territoriali con l'Ucraina.
Il protrarsi della diatriba e di una crisi (al rialzo) del gas, non gioverebbe sia a Russia che Ucraina e nemmeno a Gazprom: Mosca potrebbe alienarsi le simpatie anche della parte russofona, sia perché, se la crisi investisse l'Europa, ciò comporterebbe un irrigidimento dei rapporti, cosa che Mosca non vuole, soprattutto perché il 1º gennaio 2006 è iniziata la presidenza di turno del G8; Gazprom subirebbe svantaggi in merito ad attrattività di investitori europei ed in Ucraina solo Juščenko (europeista) potrebbe ottenere un aumento dei consensi alle prossime elezioni politiche, mentre gli svantaggi graverebbero tutti sulle industrie, peraltro già in ginocchio e lontane dall'autarchia energetica.
Il 2 gennaio 2006 la Gazprom annuncia che l'Ucraina ha prelevato abusivamente 100 milioni di metri cubi di gas destinato al mercato europeo: il governo ucraino ha però precisato che le forniture provengono da depositi sotterranei e dal Turkmenistan. Tuttavia, non si esiterà a intervenire sul gas per l'Europa se le temperature scenderanno sotto lo zero. La crisi si allarga anche alla Moldavia, che non ha accettato i rincari proposti da Mosca, pari ad un aumento del 100%, e dal 1º gennaio il gas smette di arrivare.
Il 4 gennaio 2006 le compagnie ucraina Naftogaz e russa Gazprom annunciano di aver raggiunto un'intesa. Secondo un complicato schema di vendita, l'Ucraina acquisterà gas russo per i prossimi 5 anni al prezzo di 230 dollari ogni mille metri cubi, ma potrà acquistarne anche da altri Paesi, come Kazakistan e Turkmenistan, a prezzi più bassi attraverso una compagnia svizzera a partecipazione russa e ucraina (chiamata RosUkrEnergo) che venderà il gas al prezzo complessivo di 95 dollari ogni mille metri cubi.
Finisce per l'Europa il timore che la guerra del gas potesse scatenare una crisi energetica: il prezzo del petrolio, unica alternativa al gas per la produzione di energia, è ritornato ai livelli pre-crisi.
In Italia, la crisi ha lanciato il problema dell'energia elettrica, rilanciando la necessità di trovare soluzioni alternative ai combustibili fossili, prima fra tutte il nucleare, ritenuta molto più sicura rispetto a venti anni fa, e che l'Italia già acquista da centrali energetiche vicine al proprio confine. Nel 2011 è stato fatto un referendum anche a questo proposito che ha visto oltre il 95% dei votanti esprimersi contro il ritorno al nucleare (già nel 1987 l'Italia era stata chiamata a votare a referendum per lo stesso motivo).
2 . 1 : il segnale del 2021:
Il prezzo dell'energia nell'UE ha raggiunto livelli record nel 2022.
L'aumento, legato all'aumento dei prezzi all'ingrosso dell'energia a livello mondiale, è iniziato nel 2021 a seguito della pandemia di COVID-19 e della crescente domanda internazionale. L'invasione russa dell'Ucraina ha avuto un effetto aggravante.
Poiché l'UE importa gran parte della sua energia, l'aumento dei prezzi all'importazione a partire dal secondo trimestre del 2021 (non indicato nel grafico) ha inciso sia sui prezzi alla produzione che sui prezzi al consumo. Tra dicembre 2020 e dicembre 2021 il prezzo all'importazione dell'energia nell'area dell'euro è più che raddoppiato. Tale aumento è senza precedenti, in quanto i prezzi all'importazione dell'energia, sebbene piuttosto volatili, in generale non variano di oltre il 30% circa nel corso di un anno.
Nel 2022 la guerra della Russia contro l'Ucraina e la sua decisione unilaterale di sospendere le forniture di gas ad alcuni Stati membri dell'UE hanno spinto al rialzo il prezzo del gas, il che ha provocato un aumento record dei prezzi dell'energia elettrica nell'UE.
Le ondate di calore dell'estate 2022 hanno esercitato un'ulteriore pressione sui mercati dell'energia, causando da un lato un aumento della domanda di energia per il raffreddamento, dall'altro un calo dell'approvvigionamento energetico dovuto alla siccità e alla conseguente riduzione dell'approvvigionamento di energia idroelettrica.
Il grafico presenta i dati per l'UE da gennaio 2021 a gennaio 2023 per quanto riguarda: i prezzi alla produzione dell'energia nell'industria i prezzi al consumo di energia elettrica, gas e altri combustibili.

Grafico che mostra i prezzi dell'energia nell'UE tra gennaio 2021 e gennaio 2023:
i prezzi alla produzione industriale dell'energia sul mercato interno sono passati da 106,2 a 241,3,
i prezzi al consumo di energia elettrica, gas e altri combustibili sono passati da 105,4 a 172,3.
3 – Conclusioni: il casus-belli ucraino.
Spot news ed analisi, semplice mistificazione e complessa realtà.
La questione ucraina riguarda il territorio brianzolo come un monito dirompente in una realtà di leggiadro isolamento su guanciali dorati frutto di decenni di lavoro e fatica: il lavoro duro, solido e senza soluzione di continuità che caratterizza Monza e la sua provincia ha permesso per molto tempo di disinteressarsi delle questioni internazionali, quasi come se facessero parte di un mondo lontano, a volte percepito come ininfluente rispetto al tenore di vita che ci caratterizza; nel 2004, da quel moto europeista tinto di arancione ed intriso di quegli ideali di cui la Brianza stessa è portatrice, è cambiato tutto. Un suono che via via si è fatto assordante anche a migliaia di chilometri dai boati di bombe e missili, dalle urla e pianti di chi ha perso tutto.
Stiamo perdendo anche noi, monzesi, brianzoli, italiani ed europei.
Il materasso si svuota pian piano, ponendo l'attenzione “luganeganina” sulle conseguenze nel quotidiano attuale padano rispetto ad una diatriba energetica di più ampio spettro e che coinvolge attori di territoriali di ben più alta influenza. Un'influenza mondiale carica di bramosia di potere, vecchi rancori ed ossessione per il dominio di terre e popoli, nonché di mercati reali e finanziari.
Il rincaro del costo dell'energia e l'impreparazione italiana agli scenari che ne conseguono sono di dominio pubblico e solo una certa miopia permette di non vedere la connessione tra lo scacchiere internazionale e la vita quotidiana dei monzesi.
Le strade del gas, l'approvvigionamento energetico dei nostri territori passano da dinamiche complesse, vecchi rancori tra potenze e l'azione del Parlamento Europeo: le decisioni della Commissione europea hanno tracciato un solco di cui andare fieri – in quanto cittadini europei – e frutto di un'analisi capillare di ogni evento, incontro, vertice, relazione economico-finanziaria avvenuta tra tutti gli attori della partita; essa prende origine da qual sentiment che da Ventotene in poi ci fa da bandiera sullo scacchiere internazionale: l'unione pacifica tra i popoli europei è ribadita, la cooperazione internazionale è di nuovo sancita e la Democrazia è sempre più viva.

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