Da anni, vuoi per gli acciacchi dell’età che avanza, vuoi soprattutto, per un disagio crescente, non partecipo, colpevolmente alla manifestazione del 25 Aprile di Milano.
Purtroppo, ne ho avuto conferma, vivendo anche quest’anno un sentimento più di disagio che di festa. Per quanto è accaduto anche in questo 25 aprile in alcune delle principali città italiane, in particolare a Milano.
Cosa è diventato il Corteo del 25 Aprile?
A mia (lunga) memoria, dei tanti 25 aprile partecipati ai “bei tempi” che furono…i cortei erano unitari, con tantissima gente di idee e appartenenze diverse, partecipato da tutto il cosiddetto” arco costituzionale” (maggioranza e opposizione)
Al massimo, ci scappava qualche fischio e sfottò, niente di più, per lo spezzone dei democristiani o dei socialisti al governo. Ma ai tempi del “compromesso storico” toccò anche ai comunisti.
Cortei partecipati: da famiglie, bambini, anziani, senza incidenti nei quali si respirava un clima festante e gioioso. Appunto una Festa! Polizia? Discreta e ai margini.
Cosa per fortuna, ancora oggi è possibile rivivere nelle medie e piccole città, in particolare a Monza. Dove abbiamo vissuto anche sabato l’esperienza di partecipazione, unità tra diversità anche generazionali e concluso da un intervento di spessore, del Sindaco Paolo Pilotto.
In teoria, siamo tutti per difendere la Costituzione, giusto appena lodevolmente difesa nell’ultimo referendum.
In teoria, noi siamo quelli dell’importanza delle diversità, del pluralismo e della democrazia.
Costituzione che è bene ricordarlo, riguarda, non una parte ma l’insieme dei cittadini del nostro paese.
Costituzione, scritta, non da una parte ma da persone, con una diversissima pluralità politica e culturale.
In pratica, da anni e anche sabato invece: tre cortei, tre comizi, tante divisioni, grandi tensioni, aggressioni verbali e fisiche.
Al grido di “fuori, fuori” dal corteo: comunità ebraiche, ucraine, iraniane e perfino “fuori il Pd” (da chi e perché?). Pezzi di corteo, cacciati a forza, con l’aiuto delle forze dell’ordine, in tenuta da sommossa.
A Roma, pure gli spari sul corteo, perché l’aria che tira a destra, sta ormai sdoganando di tutto e di più.
In teoria siamo tutti per la pace. ma qualcuno è sempre più pacifista degli altri.
In pratica nei cortei: palestinesi sì, comunità ebraiche ucraine e iraniane no.
La Guerra delle Bandiere
Ecco chi sembrano essere le vere e pretestuose responsabili di tutto: le colorate bandiere “garrite al vento”, diceva il poeta.
Bandiere che invece “garrire” sono pretesto per “aggredire” ed essere aggredite.
Domanda: ma noi di sinistra, non eravamo quelli che sognavano un mondo senza bandiere?
Il 25 Aprile (ma non solo) alcune bandiere hanno diritto di sfilare e altre no.
Certo, qualcuno obietterebbe giustamente, che forse era inopportuno di questi tempi, portare le bandiere israeliane.
Ma soprattutto si è testimoniato che è stato grave e provocatorio avere presente una parte (non respinta) della brigata che agitava simboli e leader responsabili di eccidi e di guerre.
Un errore, che spesso anche nei nostri cortei abbiamo compiuto i buona fede ma comunque incapaci e responsabili di quanto accade quando con noi convivono gruppi violenti e ben lontani dal nostro modo di essere.
Detto questo, ancora una volta però (secondo me) si commette l’errore di scambiare un Governo assassino con l’insieme di un paese.
In maniera schematica e provocatoria da parte mia: è come se paragonassimo le bandiere Palestinesi ad Hamas e al 7 ottobre o quella iraniana ai sanguinari dittatori khomeinisti, la bandiera americana a Trump, quella italiana alla Meloni.
Il peggio poi, lo si è dato nei confronti dei cortei e delle bandiere (bruciate a Roma) Ucraine.
Proprio nel giorno, che si celebra la vittoria della nostra resistenza, con l’aiuto degli alleati. Gli ucraini, i palestinesi, gli iraniani, avrebbero dovuto sfilare all’inizio del corteo con i nostri partigiani, perché sono popoli aggrediti e invasi, e che con modalità e condizioni diverse stanno combattendo da anni la loro resistenza e per la democrazia
Ma non poteva mancare anche l’episodio tutto italiano.
Finalmente e giustamente, i giovani di Forza Italia decidono, con coraggio, di partecipare alla festa (che è anche loro) con le loro bandiere. Anziché applaudire e incoraggiare questa iniziativa, cosa è successo? Gli è stato chiesto di rimuovere le bandiere di Forza Italia. Perché? “in corteo non si portano bandiere di partito!”
Ipocrisia pura: bastava guardarsi intorno, per verificare le centinaia di bandiere di tantissimi partiti e associazioni, ovviamente solo di area centrosinistra.
Conclusione i giovani abbandonano il corteo. Non credo vi parteciperanno gli anni a venire.
Non lamentiamoci poi se qualcuno, più o meno strumentalmente, giudica che il 25 Aprile è diventata “solo una cosa di sinistra”, nel quale chi non lo è non vuole o può partecipare.
Conclusione: se le bandiere e i simboli dividono una festa e un significato che è di tutti: perché l’anno prossimo gli organizzatori (come è avvenuto lodevolmente in occasione per l’Europa) chiedono di parteciparvi, solo con le bandiere della pace, dell’Europa e dell’Italia? È così difficile arrivarci?
Le Responsabilità dei media
Di quanto scritto finora, certo ci sono responsabilità di organizzatori e delle singole realtà, ma i media hanno delle grandi e negative responsabilità!
Da anni ormai, grandi manifestazioni partecipate da migliaia di persone pacifiche con cortei che sfilano, anche con idee diverse ma unite per obiettivi comuni, scompaiono completamente dalla scena informativa.
Ecco le persone che vi partecipano, anche con sacrifici, sono le vere vittime di questa informazione!
Infatti, piccoli o grandi episodi riprovevoli e condannabili, diventano i principali titoloni dei Tg e dei quotidiani di carta o online.
Il (poco) tempo messo a disposizione, è utilizzato alla spiega di quello slogan sbagliato, di quella aggressione individuale o di piccoli gruppi e non per informare della riuscita delle manifestazioni partecipate pacificamente (anche in questo 25 Aprile), argomentando le idee e obiettivi.
Di tutto questo anche l’attuale polarizzazione dei media (sempre più media bandiere di destra o di sinistra) ha una grande responsabilità, perché quello che a loro interessa non è informare ma fare ’audience e migliaia di click e contatti. Tutto il resto non interessa.
Nella disaffezione al voto e alla partecipazione, di certo la politica e i partiti hanno le loro responsabilità, ma questi media probabilmente ne hanno ancora di più.
Sarebbe ora che anche qualcuno dei “nostri” che partecipa ai noiosissimi talk lo faccia presente a Direttori e conduttori.

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