
Difficile, riprendere ad occuparsi delle “piccole e misere cose” di casa nostra, dopo un'estate caratterizzata da guerre e tragedie umanitarie.
Tra queste, la definizione da parte del cosiddetto “campo largo”, dei Candidati presidenti alle ormai prossime elezioni regionali.
Dopo grandi turbolenze e “vari e poco edificanti balletti” diciamo subito, che è bene tutto quel che finisce bene: abbiamo i candidati e coalizioni unitarie, a differenza del centrodestra che sta ballando ancor oggi.
La “Taranta pugliese” e la “Tarantella campana”
Per chi avesse avuto la fortuna questa estate, di non seguire quanto è accaduto, è bene riavvolgere il nastro di questa vicenda.
In Puglia ha dato il via alla “taranta”, Emiliano già Presidente e il redivivo Vendola, già innovatore, proponendosi come capilista – a seguire i “comprensibili ma non utili” veti di Decaro, già parlamentare europeo. Poi solo l’intervento della nostra segretaria, ha permesso di trovare un compromesso necessario.
A seguire in Campania: si è ballato una tumultuosa “tarantella. Prima con il resistente De Luca, nel volere un impossibile e sbagliato terzo mandato; poi con Conte che ha “imposto” il predestinato Fico, dopo che i 5 stelle hanno svolto dura opposizione al Governo a guida PD; poi ancora con il passaggio “parentale” ”dal De Luca senior al De Luca junior, proposto come futuro Segretario del PD campano e speriamo (e non è detto) che finisca qui.
Da questi “poco edificanti balletti” sorgono molte domande, alle quali prima o poi bisognerà rispondere.
Facciamoci delle domande
La principale: in funzione della (più che auspicata) unità delle coalizioni, è giusto e utile sacrificare valori e modalità che hanno caratterizzato il Partito Democratico dalla sua costituzione?
Non c’è il rischio di utilizzare lo stesso schema del centrodestra? Decidono i leader a scapito dell’autonomie dei territori – ci si spartisce i candidati a tavolino, tra le diverse forze politiche anziché coinvolgere organismi territoriali o consultazioni democratiche come le primarie di coalizioni già positivamente sperimentate in passato (vedi proprio in Puglia con Vendola)
Se è vero che l’unità del centrosinistra (con o senza i moderati?) è una domanda unanime da parte dai nostri elettori, dall’altra non c’è il rischio che queste modalità allontani partecipazione alla politica e aumenti l’astensionismo degli elettori?
E’ indubbio e meritevole lo sforzo che in questi anni ha svolto la nostra Segretaria nel cercare unità nel nostro campo, ma non c’è il rischio che anche nel PD, In funzione del “voler comunque vincere”, si sacrifichi parte importante della nostra identità?.
Ha senso ed è credibile proporre Ricci (Marche) – Decaro (Puglia) – Tricarico (Calabria), che sono attuali e recenti parlamentari europei, votati da migliaia di nostri elettori che li hanno sostenuti, per svolgere quello di incarico per 5 anni?.
La personalizzazione della politica è ormai così presente da invadere pesantemente anche il nostro “campo”? Al punto che, che come altri, alcuni personaggi sembrano preferire il “dipendere dalla politica”, piuttosto che il servire la politica; sembra prevalere l’interesse personale e particolare e non quello dell’interesse generale, impedendo anche un ricambio generazionale?
Al proposito con il buon proposito di superare i “cacicchi” come siamo messi?
Riflessioni da Calimero
E’ così fuori dal mondo da parte della nostra attuale classe dirigente, scegliere i candidati, non secondo “assegnazione e quote” ma secondo capacità, meriti, competenze, programmi e scelte territoriali?
Per favore però non lamentiamoci poi della disaffezione alla partecipazione politica e all’astensionismo del voto
Ma qui mi taccio!!!..., perché ho ben capito, perché “sono nero” e mi chiamano Calimero!

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