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scegliere0- La scelta

Non è la ricerca della risposta ad essere oggetto di attenzione ma è la domanda che la stuzzica; sotto la lente d'ingrandimento di questa riflessione, appoggiato sul vetrino di un laboratorio di analisi, c'è il DNA del  politico moderno, il gruppo di persone atte a prendere le decisioni che condizionano la vita di una collettività. Da non dimenticare è che il reale detentore del potere è sempre il popolo: ciò verrà utile come agente determinante le conclusioni della riflessione in oggetto. In altri termini, non si pretende di fornire un identikit del soggetto politico.

Il primis bisogna dare una definizione di scelta,  che - da dizionario -  è una decisione volontaria in base alla quale tra le tante possibili si assume una determinata possibilità.

Ne fuoriescono i concetti di volontarietà è possibilità che metaforicamente si legano al cosa voglio e cosa posso fare: manca il cosa devo fare; nella vita, quindi, si sceglie tra il cosa si vuole fare, il cosa di può fare ed il cosa si deve fare. Inoltre, dato l'ampio ventaglio interpretativo umano delle definizioni di cui sopra, stabilire un confine tra l'individuo in quanto portatore sano delle proprie scelte ed i fattori afferenti alla sfera sociale di riferimento in quanto condizionanti i prerequisiti atti all'effettuare una qualsiasi scelta, risulta il vero arduo compito del narratore. Tutto ciò, portato agli ideali che segnano il presente politico, è riassumibile con: liberalismo o socialismo?.

Non si vuole essere esclusivi delle dottrine politiche più radicali a quelle citate; quella effettuata è un'inversione polare tra gli estremi radicali in quanto ideali netti ed un approccio sfumato che permette un esercizio più arduo ma sicuramente più esaustivo nel mettere a fuoco ciò che è sul vetrino del microscopio.

 

1- La scintilla: generazioni a confronto 

Cosa scatta nell'individuo? Quale molla determina il salto da cittadino attivo o passivo, al militante politico attivo, all'ingresso in quella fetta di sfera sociale che si propone come amministratrice delegata della più grande azienda aperta 24h, ovvero, la convivenza civile e la produzione di una ricchezza materiale od intellettuale?

Stilare un elenco dove ogni lettore si ritrovi è deleterio ed è più percorribile la strada di un'analisi macroscopica intergenerazionale: boomer vs. generazione Z; il quesito è: è la politica che va dalle persone o sono le persone che vanno alla politica?

Dipanare modi e tempi in cui i due mondi vengono a contatto risulta deleterio allo stesso modo cui lo è lo è l'analisi dei fattori sociali di cui sopra ed anche in questo caso, stabilire una macro divisione rappresenta una possibile genesi del quesito oggetto dei dibattiti partitici a fronte del 50% di astensionismo registrato alle elezioni europee 2024.

Durante il periodo della giovinezza dei boomer (ultimo ventennio del XX secolo), la politica entrava in casa: telegiornali, programmi televisivi a tema, quotidiani sparsi qua e la per la casa, dibattiti familiari all'ora di cena; la politica arrivava e non c'era modo di sottrarsi ad un processo di osmosi. Una parola, un nome od anche un teorema, se pur strampalato, è rimasto nella testa degli allora giovani: Da Berlinguer ad Almirante passando per Berlusconi e D'Alema, sino a giungere ai temi nazionali e locali, il flusso di informazioni permetteva la scelta, quanto meno di carattere generale: temi o leader? Socialismo o liberalismo?

La generazione Z ha un ventaglio più ampio attraverso il quale le informazioni possono essere ricevute; di converso, dati I.s.t.a.t. rivelano una realtà ed un trend contraenti rispetto alla capacità di mantenimento della concentrazione dovuta proprio al mezzo di comunicazione di massa nato nell'ultimo ventennio: i social network. Numeri alla mano: chi usa i social network mantiene la concentrazione per circa 15 secondi, dopo di che il suo livello si abbassa per poi risollevarsi all'arrivo di un nuovo stimolo esterno.

Questi sono altresì da considerare come una distrazione rispetto a quello che è il sale della politica: il confronto, o quanto meno, l'assistere ad un processo di comunicazione bidirezionale: nel dibattito all'ora di cena che può scaturire da una notizia data al TG, il giovane Z, non interessato alla politica, si sottrae al confronto (primordiale, se si considera che avverrebbe in una ambiente protetto) alienando la sua presenza ed attenzionando se stesso ad un rivolo alternativo rispetto all'enorme flusso di informazioni che i social network propongono a ciclo continuo: l'obsolescenza di un post, sia esso testuale od in forma grafica, è di circa 2 ore.

Come catturare l'interesse alla politica e far scattare la scintilla della partecipazione attiva è la sfida di chi si occupa di comunicazione social all'interno dei partiti politici.

A prescindere dal tema della comunicazione esterna e della cooptazione politica, l'oggetto di analisi è l'introspezione giovanile ponderata ad un “mondo” che sembra stia facendo di tutto per selezionare i nuovi soggetti politici a priori di un interesse per la cosa pubblica che non sanno di poter avere; in altri termini: è il profumo che esce dalla cucina a stimolare la fame. Cosa “cucinano” i partiti al loro interno è altresì un'interiorizzazione delle istanze popolari, ivi comprese quelle giovanili ma, in un mondo in cui le attrazioni per più attività sono molte di più rispetto a quelle dell'età giovanile dei boomer, la scintilla per l'interesse politico viene soffocata da istinti che propongono l'occupazione del proprio tempo libero in modo effimeramente più remunerativo in termini di auto-compiacimento; sembra quasi che la soddisfazione di un desiderio, faccia il paio con il tasso del mantenimento di concentrazione di cui sopra: si assiste, quindi, all'intergenerazionalità come un processo di emersione dalla lungimiranza in quanto approfondimento di un innato desiderio che tutti gli esseri umani percepiscono: il miglioramento delle condizioni di vita per se e per l'altrui esistenza; questi concetti vanno presi, ponderatamente all'età, come un miraggio sfuocato di cui si intuisce poco l'utilità come il poter dare il proprio e personale contributo al presente ed alla costruzione di un futuro secondo quella che è una propria vision. È da qui che dovrebbe scatenarsi il fuoco della passione politica facente da propulsone alla personale iniziativa di cui i i partiti politici dovrebbero dotarsi: se ne conclude che l'ingresso dei giovani in politica è allontanato da fattori tecnologico/sociali che propongono modelli di vita autoreferenziali e di scarsa lungimiranza, nonché una difficoltà dei partiti politici e dei loro organi d'apparato ad uscire dal clichè della politica in quanto luogo di attenzione e talvolta d'aspirazione per proiettarsi in attività sul territorio, ad una comunicazione esterna meno ortodossa, entrambi più orientati al target della Democrazia: la partecipazione.

Di converso va detto che i giovani costituiscono una minoranza rispetto ai boomer e che di conseguenza, volendo avere la concreta possibilità di poter cambiare il mondo, bisogna governare vincendo le elezioni e quindi bisogna mantenere viva l'attenzione della maggioranza della popolazione che per demografia e naturalità del percorso di vita è sempre meno disposta a “sacrificarsi” per il cambiamento; per di più, a causa di un processo d'evoluzione tecnologica, non riesce a comprendere a fondo le modalità di vita degli Z.

la criticità che emerge è proprio nel dialogo intergenerazionale e nella sua prima pre condizione: l'ascolto. E se il mondo è dei giovani sono loro che si devono ascoltare, comprendere e con loro lavorare per costruire: il loro slancio, la loro energia e la loro forza di volontà, nel momento in cui decidono di entrare in una sede di partito, è al massimo della sua potenza ma è proprio per le molteplici alternative di un mondo sempre più connesso che se non vengono ascoltati si allontanano dalla politica.

Infine, è doveroso fare un riferimento ad un altro compito che i partiti politici devono assolversi: l'educazione alle vita politica, o, in altri termini: la disciplina di partito in ottica di un percorso politico che è rivelatore delle reali intenzioni di chi si propone.


2- scegliamo di scegliere: l'individuo al centro del contesto sociale

l'individuo è veramente un essere indipendente dal contesto sociale in cui vive? Oppure, quali sono i fattori che determinano le scelte, compresa la scelta di fare politica?

Da quanto narrato e descritto, le due opzioni perimetrali appena enunciate rappresentano gli opposti geometrici (perimetrali) dentro i quali si possono trovare i fattori che equilibrano al scelta del singolo individuo: da una parte, il peso della bilancia, spingerà all'ingresso in politica soggetti la cui visione di un mondo migliore è determinata da un proprio slancio e, dall'altra, per altri soggetti, la decisione sarà determinata da un senso di rivalsa nei confronti di alcune esperienze sociali (non necessariamente proprie) ritenute come ingiuste; da Donchisciotte a Gabriele d'Annunzio si trovano numerosi riferimenti nella storia di leader che si sono proposti, prodigati e talvolta immolati per cause derivanti dai punti perimetrali o mediani di cui sopra ma i leader sono sempre stati il frutto di una decisione delle collettività, a sua volta composta da singoli individui che partecipano al processo decisionale, il quale ritorna a loro stessi sotto forma di norme, leggi e riforme che li condizionano dal quotidiano fino ai più grandi progetti per la loro vita e per quella delle future generazioni.

Scegliamo di partecipare oggi, scegliamo di esserci sin da oggi, scegliamo di lasciare un segno per il domani.

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