
Eccoci con la seconda parte del racconto dell’importante evento sulla re-industrializzazione dell’Italia e dell’Europa che si è tenuto a Roma l'11 e il 12 luglio 2025. La prima parte è stata pubblicata sul sito con il titolo “Le rotte del futuro – Re-industrializzare l’Italia e l’Europa – Parte 1” e i video dell'intera iniziativa sono disponibili su YouTube, a partire da quello del primo giorno.
È importante evidenziare che all’evento ha fatto seguito la pubblicazione del “Libro verde del PD sulle Politiche industriali”, consultabile qui.
Questo secondo articolo inizia con il panel “Clima, energia, digitale: la grande trasformazione del XXI secolo”. Come già fatto nel primo articolo, per ogni intervento verrà indicato, oltre al relatore, il momento di inizio nel video, espresso in ore e minuti.
Valeria Termini, professoressa di Economia Politica, Roma Tre (3 ore 31 minuti)
Il compito della sinistra è costruire un patto tra generazioni e territori. La sinistra deve essere il partito della “trasformazione giusta”, non di una semplice gestione dell'ordinario. Deve combattere le distorsioni di narrazione, per esempio la contrapposizione tra decarbonizzazione e crescita.
La svolta imposta dalle emergenze climatiche è un'opportunità ma va guidata e finanziata. Serve un intervento pubblico, non uno assistenziale, ma strategico.
La transizione ecologica sarà “giusta” o non sarà: deve essere "popolare".
Annarosa Pesole, economista del lavoro e dell’innovazione (3 ore 44 minuti)
Pesole ha toccato un elemento molto interessante sull'Intelligenza artificiale: oggi i modelli di intelligenza artificiale sono sviluppati per il 70% in USA e per il 20% in Cina. L'Europa deve smettere di essere solo consumatrice di modelli altrui, perché questi modelli contengono elementi del sistema economico e sociale per cui sono sviluppati e ovviamente il nostro sistema non è quello di USA o Cina.
L'Unione Europea ha definito norme, ma non ha investito sulla costruzione di sistemi europei che le rispettino.
Marco Bentivogli, esperto di innovazione, industria e lavoro (3 ore 59 minuti)
Da buon ex sindacalista, Bentivogli ha tracciato un quadro non molto confortante sullo stato dell'Industria italiana.
Ha poi citato due iniziative concrete:
- battersi per il diritto soggettivo alla formazione
- la creazione di un’agenzia per il trasferimento delle competenze tecnologiche alle imprese; azione da lui ritenuta molto importante
Annalisa Corrado, eurodeputata, responsabile Conversione ecologica, Clima, Green economy e Agenda 2030 del PD nazionale (4 ore 5 minuti)
Corrado ha denunciato l'atteggiamento delle destre di presentare il Green Deal come un nemico. Ha affermato che dobbiamo riuscire a collegare le grandi sfide delle transizioni con la vita quotidiana dei cittadini.
Da questo punto di vista è, per esempio, fondamentale il costo dell'energia. L'indipendenza energetica è anche un fondamentale elemento strategico di indipendenza dell'Unione Europea.
L’eurodeputata ha citato Mario Draghi: “senza decarbonizzazione non c'è competitività in Europa”.
Infine, ha commentato che la nuova commissione di Ursula von der Leyen sembra determinata a rispettare il Green Deal ma, se nella precedente legislatura sono stati fissati gli obiettivi, ora occorre assolutamente lavorare sugli strumenti che lo rendano effettivamente realizzabile.
Yonnec Polet, vicesegretario generale PSE con delega alla Politica industriale (4 ore e 28 minuti)
Yonnec ha esordito dichiarando due obiettivi di fondo:
- difendere il modello economico e sociale che l'Unione Europea ha finora garantito ai propri cittadini
- raggiungere la decarbonizzazione entro 2050
Come azioni possibili, ha indicato:
- Un intervento sul costo dell'energia oggi molto disuguale nei diversi paesi europei
- Una strategia definita “Made in Europe” per favorire l'acquisto di prodotti europei
- La creazione di un meccanismo di appalti pubblici e di spesa pubblica europei che pongano alcune condizionalità sociali ed ambientali, sul modello dei numerosi piani economici promossi da Joe Biden negli USA
- La creazione di un mercato unico dei capitali europei per investimenti privati; oggi sono disponibili circa 300 miliardi di euro di capitali privati che vogliamo vengano investiti in Europa
- Una battaglia sul budget dell'Unione Europea, che deve essere assolutamente incrementato
Enzo Amendola, deputato Pd e già ministro per gli Affari europei (4 ore 45 minuti)
Amendola ha esordito ricordando il piano di Mario Draghi “Rapporto sulla competitività della UE”. In linea con quest’ultimo, ha affermato che il budget dell'Unione Europea, finora pari al 1% del PIL europeo, sia assolutamente insufficiente.
Occorre far uscire la Commissione europea dallo stallo in cui si trova. Bisogna compiere delle scelte, e per la realizzazione del Green Deal è necessario definire con quali strumenti procedere.
Infine, Amendola ha citato tre elementi di autonomia strategica dell'Unione Europea:
- politica estera
- demografia
- cura del territorio
Giorgio Gori, eurodeputato PD (5 ore 2 minuti)
Gori ha fatto una riflessione sulla situazione geopolitica, che è profondamente mutata negli ultimi anni: costo della Difesa Europea, costo dell'energia, lo scambio commerciale con la Cina.
Ha ricordato l’obsolescenza del modello produttivo europeo, basato sull'uso di tecnologie mature. Dalla fine degli anni Novanta, il gap di produttività con gli Stati Uniti è salito al 40%.
Come conseguenza, la torta dell'economia mondiale è molto cambiata: gli USA producono ancora il 26% del PIL mondiale, l'Unione Europea è passata dal 26% al 17% e la Cina è cresciuta dal 5% al 17%.
È evidente che la realizzazione di nuovi strumenti europei richiederebbe un quadro politico molto diverso da quello in cui siamo ora. Il Partito Popolare Europeo è oggi cruciale per ogni decisione. Secondo Gori, è poco probabile che il bilancio dell'Unione Europea cresca oltre l'1% del PIL.
Due sono le cose che l’eurodeputato vede come essenziali:
- l'esito delle elezioni nazionali
- la necessità che il Partito Socialista europeo mantenga il rapporto con il Partito Popolare Europeo per evitare che questo si sposti troppo a destra
La seconda giornata dell'evento è stata intitolata “Le nostre scelte: una nuova politica industriale”. Può essere seguita su YouTube a questo indirizzo.
Del panel “Governare le transizioni in Italia e in Europa: strategie e strumenti per rafforzare l’industria”, abbiamo scelto gli interventi di Francesco Saraceno, Andrea Bianchi, Giampaolo Manzella e Andrea Menapace.
Francesco Saraceno, Sciences-Po Parigi (1 ora 16 minuti)
Saraceno ha evidenziato come ci sia stato un cambio di paradigma rispetto alle politiche liberiste di dominio del mercato in voga sino alla crisi finanziaria del 2008. Da allora c’è stata una riscoperta del ruolo dello Stato a sostegno dell'economia, cioè approcci già praticati negli anni Settanta.
Saraceno ha pubblicato su lavoce.info la proposta di istituire una Agenzia Europea del Debito (L'opportunità di una Agenzia europea del debito* - Lavoce.info), che dovrebbe favorire investimenti pubblici europei emettendo eurobond senza che questo ricada sul debito dei singoli Stati.
Secondo lui, infatti, il Patto di stabilità in vigore oggi di fatto non consente la creazione di un debito comune europeo.
Andrea Bianchi, esperto di politiche industriali (1 ora 34 minuti)
Bianchi ha utilizzato quello dello Spazio quale esempio di settore in cui la Commissione Europea ha avviato progetti – come Galileo e Copernicus – a cui gli Stati membri si sono agganciati.
Quattro gli elementi essenziali di questo modello:
- il coinvolgimento di grandi imprese europee
- la creazione di infrastrutture che hanno reso disponibili i servizi alle aziende
- politiche sull’avvio di start-up da parte degli Stati membri dell'Unione
- modernizzazione dei settori coinvolti dai vari progetti.
Altri settori nei quali sarebbe possibile applicare il modello sopra descritto sono:
- High performance computing
- Cloud (vedi ad esempio l’iniziativa “GAIA-X”)
Infine, Bianchi ha messo in guardia sulla pratica di politiche industriali nazionalistiche legate alla riduzione dei vincoli sugli aiuti di Stato.
Gian Paolo Manzella, Svimez (1 ora 44 minuti)
Tutta l’Europa è un cantiere di politiche industriali che seguono tre aspetti:
- la territorialità; in Francia, per esempio, il presidente Macron ha avviato politiche sia per lo sviluppo economico ma anche per lo sviluppo e la protezione del territorio
- il raccordo tra i diversi livelli, europeo e nazionale
- un’attenta valutazione delle iniziative industriali che porti a costanti aggiustamenti
Per quanto riguarda il Sud Italia, Manzella ha citato due aspetti:
- un’attenta analisi delle filiere esistenti come ambiti privilegiati di azione
- l'individuazione di nuove vocazioni europee, vedi l’iniziativa “Climate Tech”
Andrea Menapace, Institute for Innovation and Public Purpose, University College London (UCL) (1 ora 57 minuti)
L'intervento di Menapace si è concentrato sul ruolo dello Stato come innovatore. Ha usato l’esempio degli smartphone, e di iPhone in particolare, che contengono più di venti tecnologie tutte sviluppate con fondi di ricerca pubblici.
Lo Stato dovrebbe anche impegnarsi per contrastare le narrazioni esitanti o apocalittiche sulla realizzazione delle transizioni.
Un altro compito che lo Stato potrebbe assolvere è infine quello di creare il corretto sentiment nella popolazione. Una recente indagine condotta su 130.000 persone ha dimostrato che un’alta percentuale di queste sarebbero favorevoli ad azioni dello Stato per contrastare il cambiamento climatico, e una buona porzione di queste persone sarebbe disposta a devolvere l’uno per cento del proprio reddito per questo obiettivo. La stragrande maggioranza di loro, però, pensa che siano in pochi ad avere questa disponibilità.
L’iniziativa dell’11 e 12 Luglio si è conclusa con gli interventi di Andrea Orlando, responsabile Forum Industria del PD, e di Elly Schlein, Segretaria nazionale del partito.
Confidiamo che le proposte del PD sulle Politiche industriali vengano riprese in eventi pubblici sul nostro territorio.
Grazie a chi è arrivato fino alla fine di questo lungo articolo!
