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monza cantieriIntroduzione

Dopo la Mobilità con il PUMS e la Casa, il PD Monza ha deciso di approfondire il tema dell’Urbanistica con il PGT (Piano di Governo del Territorio).

Questo primo articolo sul PGT è stato scritto con lo spirito di un normale Cittadino non esperto di urbanistica ma desideroso di capire qual è la situazione di Monza nel 2025, a partire dalla quale la Giunta Pilotto ha avviato una Variante del PGT vigente.

Il PGT vigente oggi

Finora La Giunta Pilotto si è mossa all’interno delle regole del PGT vigente, che è quello approvato nel 2022 dalla Giunta Allevi. Ora la Giunta Pilotto ha avviato (deliberazione n. 77 del 16 marzo 2023) il procedimento di redazione della Variante al PGT, per aggiornarlo agli indirizzi contenuti nel proprio Programma di mandato. 

Un aspetto fondamentale del PGT è il suo essere un piano che si sviluppa negli anni successivi alla sua emanazione. Ciò significa che il cantiere edilizio che vediamo sorgere davanti a casa potrebbe derivare, e in effetti deriva, da decisioni delle Giunte precedenti a quella in carica oggi!

Un piano attuativo può rimanere “inattivo” per anni finché il suo proprietario non decide di esercitare il diritto a costruire acquisito molti anni in precedenza. Sono spesso le condizioni commerciali del valore delle costruzioni che determinano la convenienza per i costruttori di edificare o meno.

Ad esempio in questo periodo il mercato immobiliare a Monza si è risvegliato, per cui molti operatori hanno deciso di approfittare dei diritti acquisiti e di attivare i cantieri.

Il Ritmo di Monza ha pubblicato una interessante Mappa dei Cantieri Mappa dei cantieri | Il Ritmo di Monza che risponde alla domanda che noi tutti ci poniamo vedendo i numerosi cantieri attivi in città: quale Amministrazione ha autorizzato questi cantieri e quale PGT vige oggi?

Monza oggi

Ecco gli aspetti della Monza attuale che tratteremo: densità urbana, domanda abitativa, rigenerazione e lavoro in una città in trasformazione.


Casa e popolazione: una domanda abitativa che cambia

Il quadro demografico di Monza è in evoluzione. Dopo un lungo periodo di stabilità, i dati ISTAT indicano che la città è entrata in una nuova fase di crescita della popolazione, seppur molto più contenuta rispetto ai boom demografici del passato e del tutto dipendente dal saldo migratorio fortemente positivo in grado di compensare ampiamente quello naturale negativo ormai da anni. Secondo le proiezioni più aggiornate dell'ISTAT, nel corso dei prossimi vent’anni si prevede un aumento superiore al 5% degli abitanti. Si tratta di un trend che si riflette già oggi in una pressione crescente sulla domanda di alloggi.

Non è solo una questione numerica. Negli ultimi trent’anni, i nuclei familiari sono cresciuti in modo significativo, pur in assenza di un parallelo aumento della popolazione. Questo è dovuto soprattutto alla forte crescita delle famiglie monocomponente, che oggi rappresentano una fetta sempre più rilevante del tessuto urbano. Più nuclei, più piccoli, con esigenze abitative diverse dal passato: più prossimità, più servizi, più flessibilità.

A questo si aggiunge una pressione metropolitana sempre più visibile. Monza attrae ogni anno oltre 5.000 nuovi residenti provenienti da fuori città, spinta dall’effetto-Milano, dai collegamenti infrastrutturali, dai costi immobiliari comparativamente più bassi e dalla qualità dei servizi e dalla promessa di M5.

Il risultato è un mercato immobiliare in tensione. Tra il 2019 e il 2024 si è registrato un aumento fino al 40% nei prezzi di vendita e oltre il 30% nei canoni di locazione, a fronte anche di un’inflazione del 20%. Nel centro città si superano oggi i 5.000 €/mq, mentre anche in zone popolari come San Fruttuoso si viaggia tra 1.600 e 2.100 €/mq. Questa crescita dei valori pone una sfida seria: garantire l’accessibilità alla casa anche alle fasce medie e medio-basse della popolazione, evitando derive esclusive o processi di espulsione sociale silenziosa.


Ambiente, consumo di suolo e parco regionale: un equilibrio delicato

Monza è una città che ha già dato moltissimo in termini di urbanizzazione. Oggi il territorio comunale è quasi completamente costruito: le aree libere residue sono ridotte, frammentate, e spesso vincolate o di pregio ambientale. La pressione edilizia del passato ha lasciato un’eredità difficile da gestire, sia in termini di standard urbanistici sia di qualità ambientale. Per quanto negli ultimi 20 anni - secondo ISPRA - sia drasticamente calato il tasso di consumo di suolo, quanto realizzato dal secondo dopoguerra alla fine del secolo ha pesantemente compromesso il tessuto della città.

Un dato su tutti: oltre l’80% degli edifici esistenti ricade in classi energetiche basse (inferiori alla C). Ciò comporta un impatto ambientale significativo, ma anche un aggravio economico per i cittadini e per la collettività, in termini di consumi, emissioni e spesa energetica.

In questo contesto si inserisce un’importante iniziativa: il rafforzamento del Parco di Cintura Urbana e la proposta di estensione del Parco Regionale della Valle del Lambro. È in corso l’inclusione nel parco di oltre 580 ettari di territorio agricolo e naturale, che saranno formalmente sottratti a ogni destinazione edificatoria. Si tratta di un passaggio chiave per proteggere le ultime grandi connessioni ecologiche, rafforzare i margini verdi della città e contenere definitivamente l’espansione urbana.

Aree dismesse e rigenerazione: potenziale e rischi

Le aree dismesse rappresentano uno dei tratti distintivi della Monza di oggi. La loro estensione è significativa: complessivamente coprono una superficie pari a una volta e mezzo quella del Centro storico. Questi spazi raccontano la fine di un ciclo industriale e produttivo, ma oggi si pongono al centro del dibattito urbanistico.

Su molte aree dismesse sono partiti processi di rigenerazione urbana. Interventi che spesso coinvolgono operatori privati e che possono restituire alla città servizi, spazi pubblici, connessioni urbane. Ma la rigenerazione non è neutra: va governata.

Esiste il rischio concreto che, in assenza di regole chiare, la rigenerazione diventi uno strumento per processi speculativi o di gentrificazione. Questo avviene quando gli interventi determinano un aumento generalizzato dei prezzi, rendendo le nuove abitazioni inaccessibili per chi già vive nel quartiere. A questo si sommano le difficoltà generate dalle norme regionali, come l’art. 40 bis della L.R. 12/2005, che prevede premialità volumetriche fino al 15% in deroga agli strumenti comunali, di fatto indebolendo la capacità di pianificazione dei Comuni.

In questo contesto, il tema non è solo rigenerare, ma rigenerare bene: garantendo equità, accessibilità, equilibrio tra interessi pubblici e privati. Le aree dismesse possono diventare opportunità per migliorare la qualità urbana, ma solo se gestite con trasparenza, coerenza e visione territoriale.


Imprese e lavoro: una città che produce e si trasforma

Nonostante la crisi industriale degli anni passati, Monza rimane una città che produce. È sede di attività economiche significative nei settori della chimica, farmaceutica, immobiliare e dei servizi professionali e tecnici.

Tuttavia, anche questo tessuto economico è in trasformazione. Alcune attività tradizionali sono in declino, mentre aumenta la richiesta di spazi flessibili e innovativi per imprese legate al terziario avanzato, all’ICT, ai servizi alla persona. Le imprese monzesi affrontano sfide legate a costi, accessibilità, logistica e qualità urbana.

Molte aree produttive oggi dismesse o sottoutilizzate rappresentano un’occasione per attrarre nuove funzioni economiche, ma serve una pianificazione equilibrata che favorisca insediamenti compatibili con la città costruita, senza incentivare ulteriori pressioni sul traffico o sul sistema dei servizi.

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