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In questi giorni per le strade della città sono stati affissi diversi manifesti di “lavori in corso” riguardanti il Bilancio Partecipativo. Si aspettava infatti la bella stagione per avviare i progetti di matrice più urbanistica.

Nell’attesa che le opere vengano realizzate non è privo di senso chiedersi perché un’iniziativa di questo genere sia stata presentata e quale sia il suo significato nell’azione dell’amministrazione comunale. Perché le somme messe a disposizione sono state ripartite per i dieci quartieri piuttosto che mettere l’intera somma a disposizione della città?

Lo scopo del Bilancio Partecipativo è creare e sostenere la coesione sociale e non far sì che i cittadini si sostituiscano all’amministrazione.

Con coesione sociale si vuole intendere principalmente la lotta all’esclusione. Sostenerla significa valorizzare i legami tra i membri della società e promuovere l’assunzione collettiva di responsabilità, percependo i problemi come comuni e non circoscritti alle singole persone o gruppi.

Attraverso il protagonismo di alcune persone, definite cittadini attivi e le formazioni sociali sul territorio si cerca di contrastare la frammentazione sociale che porta a escludere i più indifesi.

È allora necessario un approccio community oriented che implica le capacità, da parte dell’amministrazione, di individuare i fattori favorevoli che sono già presenti in un determinato contesto e di saper far leva su questi per ottenere i cambiamenti auspicati attraverso progetti di empowerment che consentano la creazione di legami tra le persone, i gruppi e le organizzazioni che condividono uno stesso problema e permettano un marcato incremento del capitale sociale di una determinata comunità locale.

Il principio costituzionale di sussidiarietà risulta in questo modo attuato pienamente.

I cittadini attivi, mediante strumenti di Amministrazione condivisa, possono uscire dal ruolo passivo di semplici utenti dei sevizi pubblici, dal ruolo di meri abitanti e prendersi cura assieme agli amministratori dei beni comuni. Questi cittadini non riducono né suppliscono alle funzioni dell’ente pubblico, ma offrono alla comunità tempo, competenze e relazioni; sono coloro che plasmano il capitale sociale di una comunità.

Ecco qual è il senso di dividere i progetti nei quartieri. Il quartiere è il livello minimo di accentramento possibile, al di sotto del quale stanno solo le reti familiari e amicali. Le Consulte hanno perciò rappresentato da subito il luogo adatto alla discussione dei progetti. Dato che lo scopo è quello di liberare il potenziale dei cittadini attivi, si è voluta promuovere la loro dimensione collaborativa rispetto alla cura dei beni comuni del quartiere.

Un’iniziativa di questo genere rappresenta un fine strumento di Politica, che permette ai cittadini di apportare una partecipazione qualificata alla comunità, in maniera del tutto differente dal concetto di partecipazione che propina l’ideologia a 5 Stelle, dove le persone votano proposte in modo sparso e non gerarchico dando contributi casuali e non qualificati, vanificando il ruolo della Pubblica Amministrazione.

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