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Il PD Lombardo scende in campo contro il decreto Ronchi che obbliga i comuni a conferire ai privati la gestione degli acquedotti e chiede a Formigoni di difendere l'autonomia della Lombardia dalle scelte centraliste del governo. La richiesta è netta, la critica anche di più. "Il decreto Ronchi sulla privatizzazione dell'acqua potabile - ha dichiarato il segretario del PD Lombardia Maurizio Martina - è frutto di una politica centralista che contraddice chi, come la Lega, anche qui professa un'attenzione al territorio.

Questo governo è il peggior nemico del decentramento. Per questo auspichiamo che la Regione Lombardia faccia la sua parte e si opponga a questa forzatura. Vorremmo che Formigoni, oltre alle dichiarazioni alla stampa, si esponesse in prima persona con un'iniziativa istituzionale vera, sull'esempio di quelle Regioni che hanno già chiarito di volersi appellare alla Corte Costituzionale".

Altrettanto chiaro è il capogruppo Carlo Porcari che parte dalla sentenza della Corte Costituzionale di venerdì scorso (sentenza che boccia la legge lombarda del 2006 laddove obbligava la separazione tra gestione delle reti e servizio di erogazione) per denunciare che la situazione è ancora più complicata.

"Dopo la sentenza, con questa legge - dichiara Porcari - si rischia che anche la gestione degli acquedotti, con le aziende pubbliche che per oltre un secolo se ne sono occupate, debba forzosamente diventare a maggioranza privata. Nel 2006 fu fatto un errore nel rendere obbligatoria questa separazione e ora, a causa del decreto Ronchi, se la Regione non difenderà la sua legge i privati non avranno freni. Noi abbiamo bisogno di servizi pubblici più efficienti, gestiti nel modo più efficace e per questo deve essere lasciata la libertà alle amministrazioni locali di scegliere qual è il modo migliore, nell'interesse dei cittadini. Formigoni - conclude Porcari - prenda le iniziative necessarie per opporsi alle norme introdotte a Roma che riguardano direttamente il futuro delle aziende pubbliche, perché non si arrivi alla loro esclusione forzata dal servizio e alla loro svendita".

 

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