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lavoro_e_legalitCominciamo dalla fine. A fine maggio vanno consegnate le 50.000 firme che promuovono la legge di iniziativa popolare 'Io riattivo il lavoro'.

Legge importante, concepita per tutelare i lavoratori delle aziende confiscate alla mafia e per ampliare gli effetti di un'altra legge ancora, la Rognoni-La Torre sul riutilizzo sociale dei beni delle cosche, che fa della giurisprudenza italiana la più avanzata al mondo in materia di antimafia.

L'invito è quindi ad attivarsi per raccogliere il maggior numero possibile di firme perché, magari è inutile dirlo, quante più firme si riesce a presentare tanto più 'popolare' risulterà la proposta di legge.

E adesso spieghiamo.

Mercoledì 17 aprile si è svolta presso la sede della CGIL di Monza una tavola rotonda dal titolo appunto 'Io riattivo il lavoro' cui hanno partecipato Vincenzo Moriello (responsabile legalità CGIL Lombardia), Enzo Giussani (Libera Monza e Brianza), Paolo Ricotti (segretario di presidenza ACLI Milano) e Luigi Lusenti (responsabile Carovana antimafia ARCI Lombardia), con il coordinamento di Simone Pulici, segretario confederale CGIL Monza e Brianza.

Ad aprire il dibattito Vincenzo Moriello a cui spetta il compito di illustrare la proposta di legge e il suo spirito.

Il primo obiettivo è la trasparenza.

Occorre rendere pubblici tutti i dati relativi ai beni sequestrati ai mafiosi e questo sia per tutelare chi in quelle aziende lavora sia per attuare il massimo coinvolgimento possibile della società civile; in altre parole è indispensabile che le comunità siano informate sulla presenza di un bene confiscato e ridestinato perché possano sostenerlo.

Il secondo è la creazione di posti di lavoro. La gran parte delle attività sequestrate fallisce, la percentuale si attesta sul 90%, una cifra davvero insostenibile; questo è dovuto principalmente al periodo troppo lungo, mediamente otto anni, che intercorre tra sequestro e confisca. Nel frattempo i lavoratori licenziati, grazie alla recente legge Fornero non hanno accesso agli ammortizzatori sociali e per di più rischiano di passare, nell'opinione pubblica, da parte lesa a complici dei mafiosi.

Altro obiettivo il sostegno alla legalità delle imprese.

La proposta di legge prevede un pacchetto di misure che agevolano le aziende nell'emergere dall'illegalità, una tra tutte: l'articolo 5 prevede che «chiunque usufruisca di lavori, servizi o forniture erogati dalle aziende sottoposte a sequestro o confisca (…) può usufruire di uno sconto sull'Iva pari al 5%.»

Nel secondo intervento, quello di Enzo Giussani, la puntualizzazione di uno degli aspetti più importanti dell'azione di contrasto della criminalità organizzata: le mafie non agiscono solo sul terreno dei traffici illeciti (per arginare i quali sarebbero sufficienti le forze dell'ordine), ma tendono anche ad imporre una cultura, una mentalità ed è su questo terreno che si svolge la battaglia di Libera.

In provincia di Monza e Brianza, con le sue iniziative, Libera tenta di smontare quest'idea arcaica e falsa che un mafioso è una specie di cafone con la coppola e la lupara, facendo passare il messaggio che, invece, la mafia ci è molto più vicina dal momento che è anche un insieme di atteggiamenti che vanno dall'individualismo al qualunquismo al disinteresse verso i beni comuni e la politica nel senso più alto della parola.

La legge Rognoni-La Torre ha rappresentato un momento di svolta nella storia dell'antimafia perché intanto è andata a toccare l'unica cosa che davvero interessa ai mafiosi cioè la proprietà e in secondo luogo ha mostrato come un altro modello economico sia possibile e anzi parta proprio dal riscatto dall'illegalità.

Questa legge fondamentale, tuttavia, sconta un limite, quello di tempi troppo lunghi; da ciò l'importanza di questa proposta di legge di iniziativa popolare grazie alla quale si estirperebbe la convinzione fin troppo radicata che con la mafia si lavora e con lo Stato no.

É interessante osservare, sottolinea Paolo Ricotti, come questa legge possa diventare un'utile leva per un nuovo modo di concepire il lavoro. L'impresa, infatti, può essere il luogo nel quale semplicemente viene attuato il passaggio di denaro da un imprenditore a un lavoratore, questo è un modo di concepirla che finisce prima o poi per produrre la crisi nella quale siamo. Un altro modo è quest'idea per cui un'impresa è un luogo 'sociale' e 'solidale' in cui il lavoro di tutti, imprenditori associazioni sindacati e lavoratori, contribuisce a far crescere l'intera società.

Per far questo, però, occorre partire dalle persone e dalle loro capacità e occorre anche adottare criteri di gestione che non si riducano alla maggior competitività possibile, al minor costo possibile, alla minor tutela possibile dei lavoratori.

Chiude Luigi Lusenti con una riflessione sui rapporti tra l'attuale crisi e la crescita delle mafie: le difficoltà che sempre più famiglie incontrano rendono i lavoratori più ricattabili e questo allarga l'area dell'illegittimità della quale le mafie ovviamente approfittano. Ecco perché Io riattivo il lavoro è una proposta così importante, soprattutto in questo momento.

E però è anche una proposta perfettamente realizzabile, senza nulla di utopico perché va ad integrare una legge, la Rognoni-La Torre, che in Italia è conosciuta, difesa e per la quale, quando è stato è necessario, ci si è anche mobilitati.

Il 30 aprile ricorrerà l'anniversario dell'uccisione di Pio La Torre; sarebbe bello aver raccolto per quella data le 50.000 firme che servono, anzi molte di più perché, come ricordato da Libera, la mafia non sarà sconfitta finché lo Stato non accorderà come diritto ciò che essa concede come favore.

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