In questo spazio ospitiamo volentieri gli interventi di Campora, Colombo, Iannazzo e Dondè del Circolo 6. Quanto di più plurale, utile e salutare dibattito necessario ad un partito che nelle difficoltà deve sapere discutere con franchezza e con rispetto.Ecco di seguito gli interventi
ANDREA CAMPORA
Le interviste di Bersani e di Franceschini su Repubblica che stanno facendo innervosire il popolo del PD, sono, a mio giudizio, assolutamente condivisibili perché fissano alcuni paletti di metodo. Inoltre, a mio giudizio, i due interventi propongano idee molto simili a quelle espresse nell'ultima riunione del mio circolo, dove le diverse anime del PD convivono e si confrontano sempre in modo aperto e costruttivo.
Nell'intervista, Bersani ha detto che in questo momento è necessario organizzare l'alternativa a Berlusconi pianificando gli eventi secondo un preciso ordine cronologico: prima la formalizzazione delle proposte del PD, poi la valutazione delle possibili alleanze in base alla condivisione dei temi proposti. Ma nonostante questo concetto fosse chiaramente espresso, il titolo dell'articolo su repubblica riportava "Bersani: 'Ora alleanza col terzo polo' - Il Pd pensa a sacrificare le primarie", quasi rovesciando il senso dei concetti espressi nell'articolo. Sul sito del PD la stessa intervista era intitolata "Un patto per la riforma della Repubblica – Un'alleanza per lavoro e crescita"
Sebbene nella giornata successiva, Bersani abbia cercato in tutti i modi di ribadire che prima di tutto viene il progetto e che le eventuali alleanze saranno subordinate alla condivisione di questo, i commenti postati sul sito del PD rivelano una base "inferocita" con il segretario, al punto che lo stesso Bersani si sentito in dovere postare egli stesso due commenti all'intervista per placare gli animi (post #43 e #111).
Possibile che il Bersani-pensiero sia così complicato da comprendere?
Franceschini è stato ancora più chiaro. In questo momento di emergenza democratica (le parole diGasparri di oggi ne sono un esempio lampante) non bisogna escludere a priori nessuno che sia disponibile a ricostruire il tessuto democratico del nostro paese sulla base delle proposte avanzate dal PD, perché "...anche se vincessimo noi le elezioni forse non avremmo da soli le forze per fare quello che serve...". Ma anche in questo caso il titolo su Repubblica stravolge il concetto "Pd e alleanze, Franceschini sul web 'Con il Terzo polo, come i partigiani'". Strano no?
Personalmente sono molto allarmato dal fatto che la stampa abbia presentato le interviste come la scelta di spostarsi al centro e di affondare le primarie, provocando in questo modo la reazione disordinata di dirigenti, iscritti e futuri possibili alleati.
Se si poteva supporre inizialmente un errore del giornalista nell'interpretare il pensiero del segretario del PD, è certamente anomalo che, nei giorni successivi, nonostante i successivi chiarimenti di Bersani e Franceschini, i quotidiani maggiori abbiano continuato ad alimentare la polemica con titoli fuorvianti.
Questi sono "giochini" pericolosi che possono avere come finalità il mettere in cattiva luce il PD. Una fase che ricorda molto quella del '94 quando nel vuoto del centro destra si affacciò improvvisamente Berlusconi appoggiato anche da una certa stampa e finì per vincere le elezioni.
La storia di ripete?
TINA COLOMBO
Riunire la Direzione Nazionale il 23 dicembre, l'antivigilia di Natale e di giovedì, mi sembra una sciocchezza. Se Partecipazione è Democrazia, bisogna agevolare la presenza di chi lavora e non ostacolarla. Forse sabato 18 dicembre sarebbe stato meglio. Se Partecipazione è Democrazia non si auspica un accordo con Casini, Fini e Rutelli (perchè di questo si tratta, nonostante alcuni distinguo tentati daBersani nell'articolo) arrivando anche a sacrificare le Primarie, prima ai giornali che alla Direzione Nazionale.
Questione di metodo? Non solo: questione di metodo, ma soprattutto di merito, perchè squisitamente poltica e democratica. Così si piccona "la ditta" e non va bene! I militanti hanno frainteso, io ho frainteso? La Repubblica ha strumentalizzato? Non credo proprio.
Ho applaudito un Bersani che l'11 dicembre rivendicando, con orgoglio, le ragioni del nostro essere si è detto pronto a formalizzare una piattaforma per la "Rinascita dell'Italia". E questo avrebbe dovuto farlo nella Direzione Nazionale, allargando la partecipazione ai Circoli, agli elettori del PD e ai suoi simpatizzanti e non al Terzo Polo, al grande o piccolo Centro o a chicchessia. Si è lasciato strattonare ancora una volta da chi antepone la tattica alla politica, da chi dà più valore a una somma algebrica di sigle rispetto ad un'azione di ampio respiro, che ci consenta di riprenderci il nostro elettorato, quello che ci ha abbandonato, quello che ingrossa le fila del 40% del non voto. E non mi si dica che sono un'ingenua. Sono troppo vecchia e milito da troppo tempo in politica per sottovalutare la questione della allenze. Ma c'è un tempo per l'elaborazione politica, la definizione di un profilo certo della nostra identità, l'obbiettivo che vogliamo raggiungere, ma soprattutto "quanto" siamo disposti a sacrificare di questo obbiettivo per cercare di raggiungerlo senza snaturarci. E c'è un tempo per le alleanze, ma dopo esserci chiariti una volta per tutte. Cosa che finora non è stata fatta!
E allora chiedo al mio Segretario di ascoltare di più chi lavora sul campo, chi volantina, che presidia i gazebo, chi lavora nella feste democratiche, chi, nonostante tutto, continua strenuamente a credere in questo progetto, un progetto per un'Italia migliore, che non è realizzabile, però, con chiunque. Un abbraccio a tutti e un augurio di Buon Natale e di un 2011 che ci consenta di ritrovarci più uniti e solidali.
TOTI IANNAZZO
Io do per scontato che quel che Bersani si propone sia di liberarsi, finalmente, del nano imbroglione. E poiché di un grande, colossale imbroglione si tratta, io sono disponibile a fare un accordo anche col diavolo pur di rendere più raggiungibile quell'obiettivo.
Non si tratta dunque di un obiettivo di lungo corso, che probabilmente nemmeno i destinatari dell'offerta, per diverso e contrapposto punto di vista, gradirebbero. Non si tratta insomma, di dare " più valore a una somma algebrica di sigle rispetto ad un'azione di ampio respiro che ci consenta di riprenderci il nostro elettorato"; ma di tattica pura e semplice, che liberi il nostro orizzonte da un macigno che blocca tutti i panorami possibili. E abbiamo appena visto con quali metodi.
Raggiunto quell'obiettivo potremo sì proporci le mete più ambiziose che tutti auspichiamo.
Piuttosto, ciò di cui dobbiamo discutere è se questa tattica sia o no capace di conseguire quell'obiettivo.
E', semmai, questo che mi lascia qualche dubbio. Ma fino a che non troviamo una tattica migliore, stiamo attenti a mettere da parte troppo frettolosamente quella che Bersani propone.
EZIO DONDE'
La situazione politica e il dibattito nel PD
Con il voto di fiducia al governo Berlusconi si è aperta una fase nuova della vita politica italiana.
Il superamento della fase di stallo che ne è derivata è legata in parte alla nostra iniziativa e alla nostra capacità di proposta politica ed anche al senso di responsabilità delle forze politiche che compongono il variegato fronte dell'opposizione al governo Berlusconi.
E' bene quindi che ci prepariamo ad approfondire e mettere in campo le nostre proposte e a sviluppare su di esse il confronto con tutte le forze che sono disponibili.
Questo non è il momento, a mio avviso non lo è mai, di discriminare questa o quella forza politica.
Sono presenti forze che puntano alla disgregazione dello stato nazionale ,nel nord e nel sud, o che puntano al superamento della costituzione in senso antidemocratico a partire dall'attacco ad istituzioni come la Magistratura.
Sono le stesse forze che hanno creato un clima di crescente disaffezione alla politica che fa sì che i cittadini si sentano sempre più distanti dal potere e dalle istituzioni.
E' questo il brodo di coltura di una involuzione democratica alla quale occorre porre rimedio.
C'è poi la crisi economica i cui effetti si stanno facendo sentire in modo pesante e rispetto alla quale la destra di fatto propone di uscirne con lo stesso modello finanziario che l'ha provocata e la sinistra nel mondo fatica a trovare una strada alternativa.
In Italia poi il tessuto economico si è ulteriormente impoverito al punto che quando c'è una crisi noi siamo i primi a subirne le conseguenze e quando si determina una ripresa siamo gli ultimi a beneficiarne.
Affrontare i problemi della spesa pubblica, del rafforzamento dell'apparato industriale ed economico, della riforma fiscale , la lotta alla criminalità organizzata, richiede un clima politico di confronto democratico che non ha nulla a che vedere con quello di scontro che Berlusconi ha imposto al Paese.
In questo contesto si colloca il nostro dibattito interno.
E' evidente che esistono strati nel partito che invece di alzare il tono del dibattito politico esprimono un perenne attacco ai gruppi dirigenti,di cui essi stessi fanno parte, individuando in essi i responsabili delle mancate vittorie.
Mi pare una posizione superficiale che si rifà ad una visione sbagliata della politica come pura immagine che affida il Partito ad un leader che in una visione populista di sinistra sia il vero antagonista del leader della destra.
Questa visione è sbagliata per due motivi; primo perché non ha funzionato nemmeno per Berlusconi con tutti i soldi e le armi di ricatto che ha, secondo perché non tiene conto della difficoltà che in tutto il mondo ha la sinistra e che quindi occorre nei valori ,nelle strategie e nei programmi misurare la nostra forza e le leadership.
Molto c'è ancora da fare ,ma è innegabile che sul terreno delle proposte politiche nell'ultimo periodo si è sviluppato un grande lavoro che ha portato a proposte concrete in diversi settori non ultima la riforma fiscale che mi sembra la madre delle riforme.
Questa visione della politica però risponde bene a quella che di essa hanno gran parte dei giornalisti che amano per deformazione professionale il contraddittorio personale.
Anche nei giornali che non hanno sostenuto Berlusconi, la rottura interna alla destra e stata troppo spesso illustrata come un litigio tra uomini,tra leader e potenziale leader e non come una questione che riguardava i contenuti della politica e un modo diverso di concepire il partito.
E' bastato che Bersani ponesse in una intervista a La Repubblica l'idea che le primarie andassero commisurate al tipo di alleanza che si riuscirà a fare perché si scatenasse in alcuni settori del partito l'idea di un tradimento come se fosse il modo di selezione dei candidati premier e non i contenuti programmatici del partito l'elemento distintivo del partito stesso e come se potessimo imporre a tutti i possibili alleati i nostri metodi di selezione del leader.
Dietro questa posizione c'è , a mio avviso, un tentativo di individuare solo nella sinistra il nostro vero interlocutore,mentre noi vogliamo rivolgerci a tutto l'arco delle forze di opposizione che abbiano a cuore gli interessi del paese a partire dalle nostre proposte perché questo impone la gravità della situazione italiana.
E qui salta fuori l'affidabilità degli alleati.
Quante volte ho sentito dire " non mi fido di Casini, di Fini,di Rutelli. Intanto si è formato un raggruppamento politico nuovo con cui la vecchia maggioranza ha problemi di relazione.
La giustezza di una linea politica la si misura anche nella capacità di attrarre forze che sono lontane,non si tratta quindi di avere fiducia negli altri ma di avere una politica in grado di attrarre.
La questione delle primarie è marginale rispetto a questo impianto principale.
A volte noi ridicolizziamo i personaggi e pensiamo non abbiano alcun seguito.
Durante il congresso ho sentito amici e compagni dire che se Rutelli e la Binetti se ne fossero andati dal partito ,il partito avrebbe acquisito nuovi consensi.E' avvenuto tutto questo? Mi pare proprio di no!
Anzi si sono persi un paio di punti percentuali cosa che viene ovviamente caricata sulle spalle dell'attuale gruppo dirigente e del suo apeal.
A costoro io non propongo la rottamazione, ma un seria autocritica relativa alla superficialità con cui si affrontano a volte i problemi.
La questione delle primarie però propone un modo di concepire l'apertura del partito sulla quale siamo tutti d'accordo , ma con qualche distinguo.
Mi pare che molti concepiscano il partito come una specie di carta assorbente rispetto ai movimenti.
Io lo concepisco invece capace di elaborare una linea che è aperta ai movimenti e alla società civile , ma che introduce sempre nel confronto la visione generale.
Questo perché i movimenti ,le associazioni ,per loro natura hanno una visione ristretta e spesso radicale dei problemi di cui si occupano,sta alle forze politiche contestualizzarli in modo che abbiano uno sbocco positivo.
Un partito è democratico perché la sua politica lo è, non perché fa le primarie altrimenti, se si fa eccezione per il partiti democratico e repubblicano americani, nel mondo non ci sarebbe nessun altro partito a cui si potesse ascrivere un attestato di democrazia.
Chi ha possibilità di concorrere alle primarie: operai, impiegati, artigiani che hanno una visibilità limitata o piuttosto coloro che per lavoro hanno indipendentemente dalle loro capacità una visibilità più larga?
La strada maestra e riproporre i partiti così come li prevede la Costituzione e cioè come organizzatori del dibattito politico democratico.
Per la prima volta nelle ultime primarie americane ha contribuito al successo di Obama una significativa partecipazione popolare,io l'ho apprezzata, ma nella fase successiva si è determinata una parziale rottura con le lobby che hanno economicamente sostenuto la sua campagna elettorale.
Questo ha determinato una campagna contro il presidente anche dall'interno del fronte democratico su cui si è innestata la campagna indegna dei nuovi conservatori.
Ho voluto richiamare la situazione americana per dire che un grande comunicatore come Obama può essere battuto dal coalizzarsi di interessi economici e lo dico a tutti coloro che pensano che un Vendola , che ancora non ha espresso alcun contenuto politico,parlando alla pancia dei cittadini italiani possa farci vincere le elezioni.
Questo è vuoto populismo di sinistra e la dice lunga sulla degenerazione portata dallo stile berlusconiano anche nelle nostre file.
Ma allora l'alternativa deve essere affidata solo alla nostra razionalità?
No, noi dobbiamo lavorare di più sui valori che proponiamo,sull'assetto economico e sociale della società che vogliamo che non può essere quello della destra.
Dobbiamo lasciare alle nostre spalle, il socialismo ,il comunismo,l'interclassismo cattolico e metterci ad analizzare la società per rilanciare il meccanismo di emancipazione sociale che si è inceppato per effetto dei 30 anni di neoliberismo.
In questo sforzo ,sono certo troveremo i valori che possono parlare anche alla pancia della gente.
Non siamo i soli a dovere compiere questo sforzo, sono tutte le forze di sinistra e sinceramente democratiche del mondo se vogliono uscire dall'egemonia culturale della destra.
Fare politica significa partire,come diceva Berlinguer, dai sentimenti dalla rabbia per elevarli a capacità propositiva . Vorrei che questo fosse lo spirito che ci anima tutti.
Vorrei anche che la politica della irrisione,dell'attacco costante ai gruppi dirigenti,della raccolta delle firme,delle auto convocazioni lasciasse il posto ad un impegno concreto che non mortifichi il dibattito,ma anzi lo elevi culturalmente spostandolo dagli assetti del partito alle questioni vere che si devono affrontare.
I migliori non saranno quelli più visibili,ma quelli che faranno bene il loro lavoro, che hanno strategie e idee convincenti e saranno il futuro del partito.

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