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corbinSi parla molto di politica in questi giorni nei paesi anglosassoni. Negli USA, manca un anno alle elezioni presidenziali e si scaldano i dibattiti per le primarie; nel Regno Unito invece, dopo le deludenti elezioni dello scorso maggio, il Labour Party ha eletto un nuovo leader, Jeremy Corbyn.

Corbyn viene definito laburista “alla vecchia maniera”, ovvero distante dalle posizioni moderate che hanno reso celebri l’ex Primo Ministro Tony Blair e i suoi successori alla guida del partito; il nuovo leader, inviso ai suoi colleghi, si è imposto grazie alle sue proposte radicali guadagnandosi anche il sostegno di molte persone non appartenenti al Labour Party; anzi una parte considerevole dei suoi sostenitori, alle scorse elezioni aveva votato UKIP ( il partito dell’indipendenza britannica, nato da una costola dei Conservatori). La vittoria è stata schiacciante con quasi il 60% di consensi; lasciando le briciole ai suoi avversari.

Oltreoceano è il candidato Repubblicano Mr. Donald Trump che sta dando vero intrattenimento; è finora in testa ai sondaggi, anche se lui dice che ai sondaggi non da ascolto. Si comporta come un anticandidato, se i suoi avversari facessero come lui sarebbero fuori dalla competizione l’indomani stesso. Tra le sue trovate migliori ci sono l’arrivare vestito di tutto punto con il suo elicottero da vero miliardario alla fiera dell’Iowa, deridendo gli altri contendenti che scimmiottavano la cultura locale indossando stivali, camicia a quadri e cappello, attaccare personalmente con l’ironia degna di un comico di satira gli altri candidati e infine dichiarare di partecipare alla corsa alla presidenza come indipendente qualora non divenisse il leader Repubblicano. Tutte scelte folli che hanno pagato.

Sebbene le loro idee siano come il giorno e la notte, questi due personaggi hanno più in comune di quanto sembri. La chiave del loro successo è che piacciono per come sono e per ciò che pensano, non esitano nel parlare e nell’agire (Corbyn  si è rifiutato di cantare l’inno nazionale god save the queen perché è un convinto antimonarchico); nessuno dei due ha grande consenso all’interno del loro partito ma i voti arrivano dalle parti più disparate, sono riusciti a muovere la massa di non votanti; entrambi hanno visioni estreme, soprattutto in quelle tematiche dove i partiti di ogni colore arrancano nel cerchiobottismo. Per quanto le loro mosse siano studiate, nessuno dei due mostra l’atteggiamento di chi vuol farsi piacere, si vendono per ciò che sono e non per ciò che si pensa la gente voglia.

La strategia sembra alquanto interessante poiché riesce a smuovere una parte considerevole dell’elettorato: i non votanti, e in particolar modo quelli più giovani e gli anziani.

 In politica non c’è perciò solo spazio per il compromesso, ma c’è spazio anche per idee nette da qualunque parte esse provengano.

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