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Incontro SiriaOrganizzare una serata a Monza sulla Siria a fine Giugno e in piena “adrenalina mundial” appariva un azzardo e una vera scommessa anche perché questa tragedia, che ha mietuto finora 2 milioni e mezzo di vittime, sembra non interessare nessuno: media e cittadinanza comprese.

Più che la sessantina di persone presenti in sala al Binario 7, ha vinto, giovedì sera, la qualità delle informazioni portate dai due giornalisti: Enrico Casale di “Popoli” e Janiki Cingoli del Cimpo sulla genesi politica che ha portato all’attuale guerra civile e, nella seconda parte, il “calore” e la passione dei volontari di “Monza per la Siria”, che hanno testimoniato i loro impegni, progetti,richieste.

Il saluto di Rosario Montalbano, assessore all’Istruzione, non è stato formale perché egli stesso è stato promotore (prima come cuoco e poi come istituzione) delle iniziative (compresa questa) che si stanno realizzando in città.

La “regia” del sindacato unitario che ha promosso l’iniziativa in occasione della giornata mondiale del rifugiato è stata affidata a Danilo Villa e Annalisa Caron, che hanno sottolineato in apertura lo scopo della serata: sensibilizzazione del territorio – momento di riflessione – andare in profondità dei problemi e sostenere, anche da parte del sindacato, l’azione umanitaria sia in Siria che nell’accoglienza dei profughi che continuano ad arrivare nei nostri territori.

Enrico Casale, nel suo ruolo di intervistatore, ha posto più questioni: quale origine ha avuto il conflitto in Siria e quale la sua genesi dal 2011 ad oggi? Quale ruolo hanno le diverse etnie e religioni campo? Come si stanno muovendo sullo scacchiere internazionale le grandi nazioni coinvolte: Iran, Russia, Stati Uniti?

Janiki Cingoli del Centro Italiano per la pace in Medio Oriente, ha dato un quadro circostanziato ma di grande complessità che non lascia spazio all’ottimismo per una soluzione pacifica, anzi, la situazione Irachena è indicativa dell’allargarsi del conflitto in grande parte del medio oriente.

Il conflitto in Siria, nato sull’onda della cosiddetta “Primavera Araba”, si è in breve tempo trasformata in guerra civile armata nella quale non si contrappongono un dittatore (Assad) e una opposizione ma una tragica contrapposizione tra diverse etnie: quella dominante sciita (sostenuta da Assad, Iran,Hezbollah, libanesi etc) e quella “minoritaria” sunnita, sostenuta da Arabia Saudita e parte dei paesi del Golfo e dall’Egitto. Una guerra che sta vedendo nella stessa opposizione una polverizzazione di diverse sub-etnie sempre più radicali -  compresa la presenza di Al Queida - una frantumazione tutta dentro il complesso mondo musulmano che ha visto proprio l’ala “più moderata” dei Fratelli Mussulmani ben presto sbriciolarsi.

Mentre la Russia, nel vuoto esistente, sta esercitando il noto ruolo “muscolare” di Putin, gli Stati Uniti sembrano scomparsi dallo scenario medio orientale anche perché meno interessata avendo trovato, forse, una propria autonomia energetica che non la fa più dipendere dai giacimenti petroliferi della zona.

Nella seconda parte della serata David Savoca della Croce rossa monzese ha presentato “Monza per la Siria”: un cartello di associazioni (Cri,Insieme si può fare, Extreme Life, Unicef) che nella nostra città opera per rompere un “silenzio” delle coscienze, una assenza  altrettanto tragica delle vittime mietute nel conflitto siriano.

Ogni associazione con un proprio ruolo: la Cri nel sostenere le azioni della “Mezzaluna Rossa” siriana e palestinese che operano sul campo e che ha già visto più di 40 morti tra i volontari sul campo di guerra; l’Unicef nella sua azione di impegno costante per l’infanzia (già oggi due generazioni rischiano di scomparire e solo il 6% riesce ancora a studiare); Insieme si può fare, Onlus nata dall’esperienza di “Pasqua in Siria” che raccoglie e spedisce nei campi profughi container di cibo,medicinali,vestiti, giochi, materiale scolastico e garantisce una presenza quotidiana presso il Centro di Accoglienza profughi a Milano in Stazione Centrale e in Via Aldini dove sono oggi stipate 500 persone sulle 200 che il centro potrebbe ospitare.

La testimonianza che ha suscitato più emozione è stata quella del Prof. Locati, insegnate di educaizone fisica all’Isa, anima e promotore di "Insieme si può fare" che, in collegamento Skype, ci ha parlato dal confine turco, prima di raggiungere con il suo camper un orfanotrofio (dei tanti) presenti in Siria.

Locati nella sua telefonata, ha tenuto a dirci tre cose importanti tra le altre: che oltre a strumenti sanitari andava a consegnare 50 palloni di calcio…perché i bambini "possano continuare comunque a sorridere” - che il viaggio servirà a capire come “mettere in piedi” un orfanotrofio con tutte quelle condizioni (scuola, campo di calcio, cucina, ambulatori etc.) che possano rendere dignitose le vite di quei bambini; infine ha risollecitato anche le autorità pubbliche monzesi affinchè , come in altre città italiane, si illumini presto un monumento monzee per provocare attenzione su questo dramma smuovendo l’attuale indifferenza.

Il Sindacato nella sua conclusione di Rita Pavan, ha fatto proprio questo appello, impegnandosi nel voler continuare questa opera di sensibilizzazione anche nel mondo del lavoro e nel sollecitare gli Enti locali a far la propria parte.

Ci auguriamo davvero che la semina di questa serata porti i frutti di impegni politici e solidali nella nostra città per un conflitto per il quale non si vede per ora una soluzione.

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