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La UispUnione Italiana Sport per tutti – ha così commentato la morte del tifoso napoletano Ciro Esposito, ferito alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina lo scorso mese di maggio: “La morte di Ciro Esposito è un dramma senza pari. Il calcio italiano è al capolinea. E non ci vengano a dire che lo spettacolo deve continuare!

L’Uisp non ci sta e chiede una rifondazione vera del sistema con il coinvolgimento di tutte le componenti del calcio, a cominciare da quelle di base e dello sport di cittadinanza. L'Uisp esprime le condoglianze alla famiglia e alla mamma di Ciro.”

“La morte del giovane Esposito è una di quelle notizie così drammatiche da lasciare indietro tutto il resto, squarcia lo sfarzo del rito mondiale in Brasile e ci tocca tutti da vicino – dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - al centro ci sono le forti contraddizioni del calcio professionistico, a cominciare da quello italiano, povero di etica e di responsabilità”.

“Non ci è mai piaciuto generalizzare ma quando nel Consiglio nazionale del Coni abbiamo chiesto di farci promotori degli Stati generali della cultura sportiva, non sbagliavamo - prosegue Manco - La fallimentare esperienza della spedizione italiana in Brasile sta scuotendo i vertici federali. Visto che non è possibile fare altrimenti, visto che il calcio si  dimostra incapace di una autoriforma e impermeabile ad un confronto vero con la società e con i cittadini, sia questa l'occasione per scuotere l’ambiente dalle fondamenta”.

“Il sistema calcio riguarda tutti: la deregulation di questi anni ha provocato cicatrici sociali e lutti. Chiediamo che tutti siano coinvolti, che la politica non si volti dall’altra parte, che le componenti di base del sistema sportivo e calcistico possano avere voce in capitolo. Chiediamo che i proclami di queste ore non rimangano lettera morta e che nei nuovi programmi di rifondazione del calcio venga coinvolto tutto il movimento sportivo, a cominciare da quello dello sport per tutti e di cittadinanza. L’emergenza è culturale, sociale e sportiva: servono progetti e campagne nazionali che facciano leva sul senso popolare e sui valori del calcio e dello sport”.

Dove trovare le risorse? “Si incida sulla riduzione degli ingaggi ipermilionari e si garantisca la tracciabilità delle risorse che vengono utilizzate nella compravendita dei calciatori – conclude Manco - si ricostruisca un'etica della sconfitta e della partecipazione. Sono questi i valori da mettere al centro, senza ambiguità né retorica. L’Uisp lo fa concretamente. Un esempio? I Mondiali Antirazzisti che lanciano una ventata di partecipazione e cultura dell’inclusione che parte proprio dal nostro Paese e raggiunge l’Europa e il resto del mondo. Dal 2 al 6 luglio quattromila giovani si ritroveranno a Castelfranco Emilia intorno ai valori dell’integrazione e della solidarietà. Questi principi vanno praticati, non soltanto enunciati”.

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