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Carissimi,

è con rammarico che sono costretto a scrivervi queste poche righe.

Il rigore e l’etica non sono patrimonio personale di alcuna mozione, ma appartengono a tutto il nostro partito.

 

Fanno parte della sua storia e del suo modo di operare quotidiano. Nessuno può pensare di spacciare questi valori come propri, facendo credere implicitamente che qualcun altro non li rispetti. Per questo suscita amarezza la decisione di inviare e rendere pubblica una lettera ai candidati segretari sul modo di condurre la campagna congressuale.

In questa fase ci deve essere il confronto politico, anche aspro, ma sempre basato sui contenuti. Sulle questioni di gestione della campagna congressuale, ci sono regole condivise da tutti, che la mozione Bersani rispetta, e organismi preposti ai quali ci si può rivolgere qualora ci siano dubbi o contestazioni.

Non bisogna dimenticare che siamo tutti nello stesso partito. Non si devono introdurre nella nostra discussione elementi che possono incrinare la nostra comunità. Vogliamo, invece, tutti quanti dare più forza al progetto e uscire dalla nostra discussione con un’unità rafforzata.

Per questo trovo sorprendente e particolarmente sbagliato che a firmare una lettera che per i suoi toni sembra ignorare tutto questo, sia stato il segretario, che per la sua funzione deve farsi carico dell’unità del partito.

Mi auguro che questo sia un incidente di percorso e che la nostra discussione possa riprendere con correttezza e serenità.

 

Filippo Penati, coordinatore nazionale della mozione Bersani

 

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