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Sabato scorso, si è tenuta a Lodi l’Assemblea Regionale del PD Lombardo, chiamata a ratificare il risultato delle primarie che ha visto eletto Maurizio Martina come Segretario regionale.

Il Teatro Fanfulla riempito da una ampia partecipazione dei delegati eletti nelle diverse liste. L’’assemblea è anche stata l’occasione per esporre le prime indicazioni sul futuro del PD lombardo, per individuare i temi prioritari e le modalità politiche per arrivare al più presto a definire la candidatura alle prossime elezioni regionali previste a Marzo.

Il neo (confermato) Segretario Maurizio Mattina, nella sua relazione introduttiva, ha messo in evidenza in particolare:

  • la grande partecipazione al percorso congressuale prima (30 mila iscritti nei circoli) e nelle primarie poi (150 mila elettori), una sfida alla partecipazione, ancora una volta raccolta dai nostri elettori e un responsabilità del nuovo gruppo dirigente nel dover essere conseguenti alle attese di unità e partecipazione che i congressi hanno espresso. In ogni caso il PD ne è uscito più forte anche nel nostro territorio..

  • la scelta congressuale, ha indicato la necessità di costruire un PD come un partito “popolare”, capace di entrare in relazione con il mondo del lavoro e dei territori; un partito laico che riesca a passare dall’opposizione all’alternativa.

Le primarie sono state anche una risposta all’attuale “degenerazione ed emergenza democratica” che nel paese si sta vivendo. Per questo Martina ha messo subito in agenda la necessità una profonda riforma elettorale, dei partiti e della politica.

Riguardo alle elezioni regionali di Marzo, la conferma di Roberto Formigoni (per la quarta volta) come candidato per il centrodestra, conferma tale crisi democratica che dimostra una incapacità della politica di rinnovare il proprio ceto dirigente..

Il “cuore della sfida” per il PD in Regione Lombardia, per le future elezioni , sarà quello di dimostrare da una parte: la distanza tra slogan e realtà della gestione Formigoni e dall’altra di sapere come PD contrapporre contenuti, programmi e alleanze, capaci di porsi come una vera alternativa possibile.

In questi anni la “Regione di Formigoni” ha professato:

  • la centralità della “libertà di scelta” dei cittadini, che di fatto è andata a senso unico verso il privilegiare privato

  • il cardine della sussidiarietà, che in realtà è stata praticata escludendo la grande parte della società sociale, così come gli Enti locali sono stati tagliati fuori da un “centralismo regionale” del quale la Lega è stata parte integrante.

  • politiche sociali e territoriali, che poi in effetti hanno lasciato sul campo: mancanza di asili nido, 50 mila posti in meno di lavoro, il caso Alitalia che si è rivelato come un grande bluff politico e mediatico, trasformato in fiasco economico e lavorativo, per non parlare di un sistema ferroviario lombardo da “terzo mondo” per i pendolari

  • l’Expo, per ora rimane il grande appuntamento incompiuto, per il quale il tempo finora è stato utilizzato più per “spartirsi la torta” tra i partiti (“generali senza stati e progetti”) più che per cogliere la grande opportunità che ci è stata offerta…e infine il grande scandalo sul “business delle bonifiche” che sta coinvolgendo nei tribunali personaggi regionali e che non ci lascia tranquilli, anche per il futuro dell’Rxpo

Il Pd e il centrosinistra, devono sapere quindi contrapporre un vero e proprio modello economico, sociale e culturale alternativo a quello praticato da Formigoni in tutti questi anni.

Questo significa, saper riempire di contenuti gli obiettivi di uno sviluppo qualitativo del territorio e dell’ambiente, di un nuovo “welfare territoriale”che accompagni il sostegno ai cicli di vita delle persone, di un rapporto con il mondo del lavoro capace di sostenere, tutelare e ricomporre l’alleanza tra le diverse componenti: lavoratori, artigiani, piccole aziende, giovani.

Martina ha ribadito, che anche nella nostra Regione il Pd deve rimanere il riferimento centrale per qualsiasi alleanza ma nel contempo, deve essere capace di confrontarsi senza pregiudiziali con tutte le forze (Idv, Udc,Sinistra e Libertà, Liste Civiche) interessate a porsi in termini alternativi al modello proposto e gestito da Formigoni.

L’auspicio di Martina è che in tempi brevi si possa definire: candidato, programma e alleanza, per riuscire a “portare fuori” tra i cittadini lombardi la proposta di un futuro governo del centrosinistra, anche in Lombardia.

Il dibattito ha visto in scena i candidati delle altre due mozioni:Fiano e Angiolini e quasi tutti “i big” storici democratici lombardi da Patrizia Toia a Filippo Penati e quelli “emergenti”: Giuseppe Civati e Carlo Monguzzi, quest’ultimo news entry democratico dopo la lunga e efficace esperienza verde in Consiglio Regionale.

L’”ospite d’onore” della giornata, è stata la neo presidente nazionale Rosy Bindi, accolta anche qui da una vera e propria ovazione.

Nel suo intervento la Bindi ha ricordato all’inizio, che il successo di partecipazione delle primarie è la conferma dei democratici come un partito “popolare” e di un elettorato che per la terza volta ci riconferma fiducia, fiducia che non potrà essere però infinita, soprattutto se non sapremo questa volta ritrovare una completa unità nel partito.

Il grosso dell’intervento la Bindi l’ha concentrato sulla situazione italiana: maggiori disuguaglianze, crescente povertà, giovani e donne marginali e diminuita protezione sociale, incapacità di raccogliere la sfida internazionale dell’immigrazione.

Ha poi proseguito su quella che ha definito “l’emergenza democratica” del nostro paese, confermata dalla candidatura di Formigoni in Lombardia, che rischia di essere ricordata come quella “dell’altro ventennio” di infausta memoria.

Riguardo al Partito, la Bindi è stata molto chiara sul fatto che i democratici non si possono permettere divisioni interne in una situazione grave come quella del nostro paese e che un Pd grande e plurale deve raccogliere la sfida interna “dell’inquietudine delle differenze e della pace della sintesi”, uno slogan quest’ultimo molto centrato ed efficace se pensiamo al grande contenitore del nostro partito.

L’Assemblea regionale ha poi ratificato la composizione del nuovo direttivo che non vede nessun monzese presente.

 

Sergio Civati

Delegato all’Assemblea Regionale

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