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Di seguito il testo della mozione presentata dai nostri consiglieri provinciali.

 

Premesso che:

  •  

    L’acqua è un bene comune, è un bene finito, indispensabile all’esistenza degli esseri viventi, è una fonte insostituibile di vita. L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, un bene irrinunciabile che appartiene a tutti ed è inalienabile.

 

  • Il problema dell’accesso all’acqua va assumendo una sempre maggiore importanza a livello mondiale in relazione all’enorme perdita di vite umane causata dalla sua mancanza. Tale problema già nel quadro attuale, ma sempre più, in prospettiva, rappresenta se non affrontato democraticamente secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, una causa scatenante di tensioni e conflitti all’interno della comunità internazionale.

 

  • Il modo con cui la politica ad uso esclusivo del mercato, intende affrontare questo problema, attraverso l’apertura ai capitali privati, quindi alla mercificazione di un bene comune che rappresenta un diritto umano, è estremamente pericoloso per il futuro dell’umanità.

 

  • Decisioni così importanti per il futuro della comunità locale non possono né essere imposte dall’alto, né tanto meno “passare sulla testa” dei cittadini senza una consapevole informazione e discussione nelle sedi istituzionali e politiche del territorio.

 

Considerato che:

 

  • La comunità internazionale fatica a riconoscere l'accesso all'acqua come un "diritto umano" cioè un diritto universale, nonostante numerose dichiarazioni e conferenze internazionali - a partire dalla prima Conferenza delle Nazioni Unite sull'acqua a Mar della Plata ( 1977) per arrivare alla Conferenza Internazionale di Bonn (2001) - riconoscano l'acqua come bene comune necessario e inalienabile e stabiliscono che "tutte le persone hanno diritto ad avere accesso all'acqua potabile per soddisfare le loro esigenze fondamentali"; Il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti Economici, Sociali e Culturali, nel suo commento generale n. 15, sull'attuazione della Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali del 1966 ha affermato che " il diritto umano all'acqua è indispensabile per condurre la propria esistenza in condizioni di dignità umana". Esso costituisce un prerequisito per la realizzazione degli altri diritti umani.

 

  • La Chiesa Cattolica ha sostenuto con fermezza, con un Documento della Commissione Giustizia e pace in occasione del Forum di Kyoto, che l'acqua è un " diritto umano" ed ha espresso serie riserve sui processi di gestione delegata al mercato;

 

  • Il Parlamento Europeo, con l'approvazione in data 11 marzo 2004, degli emendamenti al Documento "Strategie per il mercato interno - Priorità 2003-2006" ha affermato che "essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata a norme di mercato interno"… e pertanto i servizi idrici non debbono essere l'oggetto di negoziati commerciali, ma di regole che promuovano una valorizzazione ed una gestione sostenibile di un bene comune pubblico.

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Ricordato che:

In materia di gestione pubblica dell’acqua è già intervenuta la legge 133/2008 e che proprio in questi giorni è in discussione al Senato della Repubblica la conversione in legge del Decreto 135/2009 che prevede la decadenza degli affidamenti improrogabilmente nel 2011, a meno di cessione dell’Ente Locale del 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne guideranno la gestione.

Con l’entrata in vigore della Legge Regionale1/2009,votata all’unanimità dal Consiglio Regionale grazie anche all’impegno trasversale di 144 Comuni lombardi, è stata ripristinata la facoltà degli ATO di affidare il servizio idrico integrato ad una società pubblica, evitando casi (Parigi, Arezzo) di clamorosi riacquisti delle reti idriche delle proprie città.

Per quanto sopraesposto si chiede di impegnare il Presidente e la Giunta in merito a :

  • Un’adesione di principio sull’indisponibilità alla mercificazione di un bene come l’acqua e un riconoscimento quale “diritto umano”.

  • Una campagna di informazione, a partire dalle scuole del nostro territorio, con iniziative tese a promuovere l’utilizzo critico e la naturale importanza di questo bene comune.

  • Processi decisionali e strategie operative coerenti, a partire dalla costituzione dell’ATO di Monza Brianza e dalla modifica del piano d’ambito tale da evitare rischi di privatizzazione degli impianti che, laddove si è sperimentato, hanno generato costi elevati per le comunità.

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