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celesticaE’ stato una delle vittime illustri della globalizzazione, eppure lo stabilimento era un simbolo di eccellenza tecnologica fino alla fine del secolo scorso.

Ciò nonostante, quando è caduto il Muro, dando luogo ai noti processi economici, la grande multinazionale dell’informatica ha colto l’occasione per andare a produrre altrove, privilegiando i Paesi con i più alti tassi di crescita e minori costi di produzione.

 

Così ha ceduto lo stabilimento alla canadese Celestica, che ha subito attivato politiche di ridimensionamento, di produzione e di personale. Come afferma il sindacalista Gianluigi Riva: “le multinazionali per non danneggiare la loro immagine cedono l’attività ad aziende che si incaricano di ridimensionare le fabbriche, molto spesso di chiuderle, senza preoccuparsi delle tragedie che possono implicare nella vita dei lavoratori”.

Nel 2006 il subentro a Celestica da parte di Bertolini Progetti  fece sperare in un rilancio dell’area nel segno di nuovo polo tecnologico. I risultati dopo cinque anni: tre piani industriali falliti, 60 milioni di euro spesi in cassa integrazione, calo degli occupati e 300 persone ancora in cassa integrazione. Nel recente convegno di Fiom e Fim Brianza a Vimercate affiora, nelle parole dei lavoratori, la paura del futuro, la mancanza di prospettive. “La Regione dovrebbe fare la sua parte”, affermano sindacati e politici. Per esempio, come afferma Enrico Brambilla, ex sindaco di Vimercate, “sfruttando le possibilità offerte dal piano per banda larga superveloce”. Il direttore del distretto green high-tech Monza e Brianza, Giacomo Piccini, è d’accordo: “ Le nuove autostrade della comunicazione potrebbero rappresentare un’occasione per il rilancio”. Sarà, ma visti i precedenti, la strada sembra comunque in salita.

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