Cara Virginia Libero,
Questa mia lettera è rivolta a te scritta da un “militonto” quasi ottantenne.
Di certo non avrai la possibilità di leggerla, perché sei molto impegnata a “goderti il tuo momento di notorietà” in TV e sui giornali.
Infatti, è lo sport preferito dei media utilizzare le persone per favorire le divisioni a sinistra, che già non ne avrebbe bisogno di suo. Sappi che, come in passato, presto non gli servirai più e ti si spegneranno i riflettori.
Il passaggio più ripreso del tuo intervento alla Festa Nazionale dell’Unità è stato quello del: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra. Noi organizzeremo i disertori".
È evidente che ti riferivi alle guerre in generale, ma non è sfuggito ai più attenti che ti rivolgevi anche all’invio degli armamenti e al sostegno dell’Europa all’Ucraina.
Ti sei assunta il ruolo di guida “dell’ala pacifista del PD!
Non credo che “hai fatto un gran favore alla nostra segretaria”, già sotto tiro su questa questione del “Conte pensiero”.
Al proposito penso, ti possa essere utile leggere l’intervista su Repubblica ad Arthem Chapeye: Ucraino, scrittore, pacifista, di sinistra.
Domanda: “ma perché, pur essendo pacifista di sinistra, ha deciso di arruolarsi il giorno dell’invasione russa il 24 febbraio 2022?
Risposta: “Come direste voi italiani? Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor” ... Alle 5 del mattino, ci svegliammo con l’appartamento che tremava per i bombardamenti… con i tank russi sempre più vicini a Kiev… mentre fuggivo verso la frontiera vedevo ucraini che andavano a respingere i russi, combattendo anche per noi che fuggivamo, e lo facevano per salvare le vite e i bambini… anche i miei. Ecco perché mi sono arruolato!
Cara Virginia, se ci fossi stata tu in quell’appartamento e in quelle strade, cosa avreste fatto? Avresti disertato? Il tuo non è altro che il sintomo di una apatia e di un’ambiguità, che non nasce oggi nella sinistra riguardo all’Ucraina.
In questi 4 anni di “guerra di resistenza” all’invasione russa, la “cosiddetta sinistra”, il Pd, L’Anpi — che pure si rifanno alla nostra Costituzione e alla Resistenza al nazifascismo — non hanno trovato il coraggio e la volontà di esprimere posizioni unitarie chiare: nessuna grande manifestazione, solo dichiarazioni verbali e divisioni interne.
All proposito mi permetto di consigliarti di rileggere la Costituzione nata dall’antifascismo, che giustamente rievochiamo in ogni occasione.
Il mai citato e impopolare, di questi tempi articolo 52, esplicita “che “La difesa della Patria è un dovere di ogni cittadino”. Ti sembra che sia un articolo che inviti alla diserzione?
Non lo hanno fatto i partigiani, non lo hanno fatto gli aiuti anglo americani, non lo stanno facendo gli ucraini, non lo stanno facendo le popolazioni occupate in Cisgiordania.
Del più popolarissimo articolo 11 — “L’Italia ripudia la guerra…” — ci si dimentica il prosieguo, che dice “…come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”.
Di una e più cose abbiamo ragione: “non sono le nostre guerre”, infatti sono guerre volute da Hamas, Netanyahu, Trump e Putin.
Abbiamo pure ragione, quando si denuncia che l’Europa, ha usato due pesi e due misure, rispetto al sostegno all’Ucraina e alla complicità riguardo alla Palestina.
Cara Virginia, è di certo molto difficile essere “pacifisti” di questi tempi.
Perché siamo tutti per la pace …ma quale pace, se non è giusta? Disertare dai principi di libertà e di difesa della democrazia pensi possa essere questa la vera diserzione?
Alle spalle di un quasi ottantenne, anche per me ai miei tempi ’essere pacifisti per “cause altrui” era molto più semplice e facile.
Poi, vicino alle nostre coste, si scatenò la guerra e la tragedia disgregante della ex Jugoslavia. Quel tipo, pur generoso, di pacifismo andò in frantumi, facendo i conti con la realtà e mandandomi in crisi, ma non ero il solo.
Da allora ad oggi mi sono sempre riferito ai pensieri e ai comportamenti di Alex Langer, spesso evocato dalla sinistra e dai “pacifisti” in maniera impropria.
Lo stesso Langer, infatti, di fronte alle stragi di Tuzla (e poi di Srebrenica) richiamò L’Europa e l’Onu ad intervenire anche militarmente in difesa di quelle popolazioni colpite e trucidate.
Non a caso Alex Langer, rifiutava l’etichetta ideologica dell’essere “pacifista” ma assumendo un ruolo di “facitore” di pace, di costruttori di ponti per il dialogo e la convivenza.
Cara Virginia: è’ possibile oggi essere “uomini di pace”?
Innanzi tutto, lo siamo avendo consapevolezza che le guerre vanno prevenute, perché poi portano (quasi sempre) a “paci ingiuste”.
Assumendo la realtà — pur brutta che sia — e il necessario sostegno anche in armi, alle nazioni e alle persone che ne subiscono le conseguenze.
Questo non vuol dire rinunciare ai propri valori, ma vuol dire sapere stare dentro le contraddizioni.
Come stanno facendo le “Carovane di azione non violenta”, che periodicamente portano solidarietà e aiuti concreti alla popolazione ucraina, dialogando con sindaci e associazioni locali, per avviare nelle loro scuole percorsi di educazione alla pace e alla diversità etnica e religiosa, per non regalare all’odio e alla violenza le future generazioni. Così come ha cercato di fare la Flottilla per la martoriata Palestina.
Lo stanno facendo i promotori di leggi europee e nazionali per i Corpi civili di pace e per costruire un Dipartimento di Difesa non violenta.
Resto comunque dell’idea che il primo essere “uomini di pace” dipenda da ognuno di noi, rispetto alla capacità o meno di sapere dialogare, ascoltare, incontrare le tante diversità che stanno nelle nostre comunità.
Ps. A proposito dei GD…
Sin “da piccolo Calimero”, avrei abolito le organizzazioni giovanili di partito, perché ritengo che la vera crescita dei giovani nella politica non sia nel “stare con sé stessi” (un partitino nel partito) ma partecipando alla vita politica insieme agli adulti.
Adulti che hanno il dovere “di stare di fianco” e dare spazio a queste nuove esperienze.
A Monza al proposito più di una/un giovane in Consiglio Comunale e nel partito, stanno crescendo alla grande, operando e assumendo ruoli insieme — e non separati — dagli adulti.

sono tracciati da altri e altrove e le guerre vengono decise dal potere
economico internazionale rappresentato dai fondi finanziari e dalle
potentissime multinazionali: cosa serve immolarsi e difendere i confini con guerre che sono ibride: droni,armi chimiche e batteriologiche .
Lei parla di partigiani, ma proprio loro sono quelli che hanno "disertato", perché difendere il proprio paese era stare dalla parte della repubblica di Salò. Hanno deciso di andare a combattere in montagna, così come la maggior parte dei soldati che non hanno più combattuto decidendo di arrendersi e finire nei campi di concentramento. Ma tutti con
la speranza che quella fosse l'ultima guerra. Ben vengano nuove visioni del mondo, in particolare in questo periodo in cui si parla solo esclusivamente di armi e guerre.
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