Mentre in questa torrida e infinita estate ci si continua a sollazzare mediaticamente e politicamente riguardo “ai destini della famiglia del bosco”, su chi sia il vero colpevole di Garlasco, sulla querelle Ranucci-Lavitola, sul Mellonellum a uno o a due turni, sulle primarie sì o no, la questione climatica dovrebbe— sottolineo, dovrebbe — essere al primo posto dell’attenzione dei media, del Governo, della politica, dei cittadini. E invece….
Noi ci occupiamo d’altro!
Non sono bastati
lo scioglimento dei ghiacciai, del Polo Sud e del Polo Nord; i devastanti incendi in California, in Spagna e in Portogallo; i cicloni e le inondazioni nel Sud-Est Asiatico; l’innalzamento e il surriscaldamento dei mari; la siccità che colpisce in maniera crescente le popolazioni africane e sahariane. Eventi catastrofici che da tempo non riguardano più solo altre aree del mondo, ma hanno ormai colpito anche l’Europa e l’Italia.
Nell'estate 2026, l’Europa è stata attraversata da temperature record e siccità persistente, con costi economici stimati intorno a 180 miliardi di euro, pari a circa l'1% del PIL dell'Unione.
Non sono bastate
le migliaia di vittime— l’ultima, in ordine di cronaca, in Nepal — colpite soprattutto nei Paesi più poveri e, in Europa, tra le persone anziane e più fragili. Un fenomeno che, per dimensioni e impatto, è paragonabile all’epidemia del Covid.
Non sono bastati
i movimenti di milioni di persone che si stanno spostando dal Sud al Nord del mondo, i cosiddetti “migranti climatici”.
Non sono bastati
in Italia, i disastrosi eventi meteorologici del marzo 2026, né quelli più recenti in Toscana e in Lombardia, con dieci Regioni che hanno chiesto lo stato di emergenza. Non sono bastati, i 700 eventi meteorologici estremi registrati nel solo mese di giugno, pari a oltre 23 episodi al giorno.
Non sono bastate
le denunce della stessa Coldiretti (gli amici del ministro Lollobrigida), sui fenomeni climatici anomali, più che raddoppiati nel 2026 rispetto al 2025 con gravi conseguenza per i settori più colpiti: agricoltura, energia e trasporti. Una situazione che ha provocato una drastica riduzione dei raccolti agricoli e un aumento dei prezzi alimentari.
Non sono bastate
le conseguenze economiche di tali eventi — sempre secondo le denunce della Coldiretti — che segnalano come, negli ultimi quattro anni, i danni climatici abbiano provocato oltre 20 miliardi di euro, mentre più del 28% della superficie nazionale risulta oggi esposta al rischio di degrado e desertificazione.
Noi ci occupiamo d’altro!
E allora? Viene da pensare che, di fronte a una tale evidenza sulla relazione tra Co2, inquinamento e aumento dei fenomeni estremi, tutti dovrebbero averne piena consapevolezza.
E invece… ”ma neanche per sogno”
Non solo silenzi, ritardi e assenza di politiche adeguate: avanzano persino nel consenso pubblico i negazionisti. In America— e non solo — si registra una ripresa degli investimenti nel fossile e nel carbone, e anche per questo si motivano le guerre in corso.
In Europa la destra sta mettendo in discussione il “Green deal”.
In Italia ci sarebbe anche un Piano di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), approvato dal Governo nel dicembre 2023 con ben 361 azioni individuate. Peccato che manchino i fondi per attuarlo!
Il Governo Meloni spende più risorse per “compensare”— in modo peraltro molto ridotto e inadeguato — le Regioni colpite, mentre allo stesso tempo riduce e ostacola gli investimenti nelle energie pulite, strizzando l’occhio elettorale ai negazionisti.
E in casa nostra — Pd e centrosinistra — come siamo messi?
Non benissimo, se pensiamo che le stesse Regioni “rosse” hanno fatto un recente mea culpa, sui ritardi e sui mancati investimenti necessari in termini di prevenzione e adattamento; e che in Sardegna il Presidente M5S, sta ostacolando i piani per lo sviluppo dell’eolico.
Non benissimo, se pensiamo che nell’Agenda dei candidati alle Primarie per la nostra Segreteria il tema del clima era, allora, ai primi posti…poi, con il passare del tempo, è scomparso da quell'agenda e solo recentemente — alla luce di ciò che sta accadendo — è stato inevitabile ritirare fuori dal cassetto il tema.
E allora? Ci si mobilita? Ma neanche per sogno
Da Greta in poi vi risultano mobilitazioni al proposito, sinistra compresa?
Più di 30 anni fa Alex Langer poneva la stessa domanda.
Perché l'allarme non ha prodotto la svolta?
“Allarmi catastrofisti, lamenti, manifestazioni, boicottaggi, raccolte di firme...: tutto ciò ha aiutato a riconoscere l'emergenza: le malattie sono state diagnosticate, le possibilità di guarigione studiate e discusse ma terapie complessive non sono state ancora attuate”.
E ancora. “Visto però che le cause dell'emergenza ecologica, non risalgono ad una cricca dittatoriale di congiurati assetati di profitto e di distruzione, bensì ricevono quotidianamente un massiccio e pressoché plebiscitario consenso di popolo, la svolta appare assai più difficile. Malfattori e vittime coincidono in larga misura”.
Come cantava De Andre… “per quanto voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.
Ognuno nel proprio ruolo: governanti, opposizioni, partiti, cittadini…tutti siamo responsabili di ciò che sta accadendo e di ciò che potrà accadere al pianeta, nel presente e nel futuro.
Ad Alex Langer (e a me) veniva l’orticaria quando si parlava di “sviluppo sostenibile”— perché o è sviluppo, o è sostenibile —così come quando le forze di centrosinistra (allora come oggi) si definiscono progressiste. Quanti disastri ambientali abbiamo prodotto, in nome del "progresso"?
Senza teorizzare una ideologica e impraticabile “decrescita felice”, il tema dei limiti dello sviluppo va posto con chiarezza a tutti livelli, insieme alla necessità di un cambiamento radicale delle politiche e dei comportamenti individuali.
Sempre da Langer, oltre a fare proposte di merito sul tema poneva a tutti un invito ancora oggi molto attuale:
“La conversione ecologica potrà affermarsi solo se apparirà socialmente desiderabile…Provate sempre a riparare il mondo…”
A tal proposito la nostra Consigliera Comunale Sarah Brizzolara, in un suo scritto ha così declinato questo pensiero di Langer:
“La narrazione sull’ambiente e sul clima: negativa, catastrofica – una aggregazione sui no e sulle paure (simile Salvini sui migranti), non ha creato la sua identità sulle proposte, non ha assunto spesso la complessità dei problemi, non ha motivato le persone su una conversione ecologica desiderabile.
Il concetto di limite è stato vissuto dalle persone come riduzione, rinuncia al benessere e sacrificio e non come cambiamento in positivo della qualità e degli stili di vita individuale e collettiva.
Esempi: cosa vuol dire star bene di salute – perché è conveniente andare con la bici, a piedi, ’usare dei mezzi eco sostenibili – promuovere la cultura del “bello”: paesaggi, arte, mari e montagne pulite - prodotti sani etc. –
Infine, a Monza “una luce in fondo al tunnel”
In questi quattro anni la nostra Amministrazione Comunale, pur in modo limitato e frammentato, si è mossa in questa direzione: nuovi parchi e interventi di forestazione, le prime Zone 30 e le piazze scolastiche ed ecologiche, l’incentivazione all’uso della mobilità elettrica e dolce, e altri progetti mirati.
Il problema semmai, è che molti di questi interventi sono stati percepiti come singoli frammenti non ricondotti ad un disegno generale a favore della riduzione del Co2.
Bisognerà quindi nei prossimi mesi fare un incisivo lavoro di comunicazione al proposito.
Guardando al futuro, perché non prevedere nel programma del Centrosinistra un Assessorato con delega al Clima? Un Assessorato dedicato, capace di rendere organiche, più ampie e strutturali le future e necessarie azioni politiche, anche a livello locale e cittadino.
Per un maggior approfondimento vi consigliamo la lettura dell'articolo di Enrico Giovannini su Avvenire: L’Emergenza è non prevenire.

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