Ci sono momenti, attimi ed istanti scanditi da racconti e parole che, anche se non subito, fanno vibrare l'anima di chi le ascolta: i messaggi che portano con se ritornano prorompenti a testimonianza della potenza, forse inconscia, di chi le ha pronunciate con la stessa semplicità narrativa dello spaccato di vita che si sta raccontando.
Ne nascono riflessioni, introspezioni e metafore che riempiono notti insonni tra emozioni ed altrettanto semplici sorrisi a riprova della straordinaria ironia della vita e di un trascendente equilibrio nel quale ognuno di noi è immerso nel proprio viaggio di vita.
Era il 13 Luglio ed alla cena conclusiva della Festa de L'Unità di Monza dedicata ai volontari che per dieci giorni hanno contribuito allo svolgimento dell'evento, arriva l'acclamato momento del discorso del Segretario Cittadino PD di Monza, Valerio Imperatori: dopo un'accurata ed orgogliosa esegesi di molteplici aspetti che hanno caratterizzato la preparazione ed i giorni dell'evento, racconta un aneddoto condividendo con i presenti quanto vissuto e, ciò che da me è stato colto come un messaggio politico.
Ci ha parlato del viaggio fatto per andare a prendere Luigi Bersani e portarlo alla festa il giorno in cui era programmato il suo intervento: il dettaglio soggettivo ed ispiratore per me sul quale si è soffermato riguarda il momento dell'arrivo sotto casa del Bersani; previo contatto con il suo ufficio stampa i dal quale Valerio ci ha fatto intuire un approccio giustamente riverente e pronto a far fronte ad un protocollo di sicurezza da oltrepassare per poter farsi riconoscere, la risposta della capo-ufficio stampa fu all'incirca questa:” tranquilli, arrivate lui vi vede e scende”.
Il segretario ha poi proseguito il racconto descrivendo la facciata della casa di Gigi Bersani: un “disegno” ed una struttura semplice, come tante altre case, nulla di faraonico o secretato, tanto è vero che sul citofono c'è scritto “Bersani”; beh di certo non ci si aspetta di sentire la voce di chi non ha bisogno di essere descritto, eppure, Valerio fa “Drinn” e Gigi non si è fatto nemmeno attendere.
Tutto ciò mi ha colpito come un missile!
È dalla sera stessa che penso alle parole pronunciate dal Segretario e da buon sognatore immagino la scena e soprattutto lo stupore e le emozioni che non vengono tradite anche durante il racconto durante quella cena dedicata ai volontari: c'è un filo conduttore che le lega ed è la semplicità, quella di una cena e quella di un pilastro della politica italiana che scende al suonar del campanello quasi come, ai tempi dei pantaloncini corti, si andasse a suonare ad un amico con il pallone in mano; su questa metafora dei grandi – semplici – della politica italiana, mi è scoppiato in testa un tripudio di fuochi d'artificio nel sovrapporre ciò che mi ha travolto ad una figura che dalle cronache venne narrata come il Presidente del popolo.
Molte sono le testimonianze di Sandro Pertini avvistato a passeggiare tra la gente per le strade di Roma senza scorta, senza entourage, senza alcuna “protezione”; inoltre fu lui stesso a dire più volte che non dormiva al Quirinale, alle 19.00 staccava e tornava a casa, a piedi, dalla sua famiglia.
Ancora una volta, un grande – semplice – politico in mezzo a tanti semplici ma grandi cittadini, uomini e donne, poiché percettori di quella sensazione di comunione tra esseri viventi, di quel rapporto umano tra persone che precede il ruolo che si ricopre nella società in cui si vive; provo quindi a porla a confronto con quel che va per la maggiore nel mondo odierno, ovvero quel senso di arrivismo e tracotanza che ci si auto attribuisce qual volta si raggiunge una carica od un titolo personale. Alcuni, tra politici e non, amano gonfiarsi il petto di fronte a semplici militanti o persone poiché credenti nel fatto che il titolo istituzionale che momentaneamente ricoprono possa darli facoltà di comando, che il loro verbo sia superiore a quello altrui e che i loro gesti siano sempre quelli giusti.
Ho scritto così, di getto, poiché questo non è un testo, è una testimonianza, un racconto, un vissuto che merita l'errore di ortografia e di sintassi o per dare la possibilità a chi vuole di ergersi al di sopra di me per correggermi.

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