CatturaCosa succede in città e nel mondo politico monzese? Ve lo raccontiamo qui. Ecco la settimana in pillole.

Insicurezza a Monza

Le parole del nostro segretario Matteo Raimondi circa i recenti fatti violenti accaduti in città.
“Vi ricordate quando questa Giunta dichiarava che loro avrebbero risolto il problema della sicurezza nei primi cento giorni di mandato?
Ecco, evidentemente, la ricetta usata non è stata efficace.
Anche ieri ennesimo fatto di cronaca nella nostra città.
Prendiamo atto che Monza non è una città più sicura e la questione sicurezza è ben lungi dall’essere risolta.
Le soluzioni messe in campo dalla Giunta Allevi sono state fallimentari.
Se vogliamo lavorare per una città più sicura non basta la repressione o la propaganda delle frasi fatte, serve investire sulla prevenzione della microcriminalità, lavorare alla tutela dei soggetti fragili, mettere in campo delle politiche sociali degne di questo nome, investire nelle periferie.
È evidente come la nostra visione sia differente da quella della destra monzese, così come è evidente che il loro modello di sicurezza non abbia funzionato”.

Parole a cui fa eco l'opinione di Marco Lamperti, consigliere democratico.

“Qualche giorno fa il Segretario Cittadino del Partito Democratico Monza Matteo Raimondi sottolineava che le politiche sulla sicurezza della Giunta Allevi non han portato ad un bel niente, citando l’ennesimo fatto di cronaca avvenuto in Largo Mazzini e che ha visto come vittima un giovane marocchino.
L’Assessore nel suo post inizia rilevando l’oggettiva inutilità delle “numerose” azioni messe in campo dal suo assessorato e poi scarica la responsabilità su non ben precisate istituzioni sovraordinate (ricordo che l’attuale legge sull’immigrazione è un prodotto leghista e porta il nome “Bossi-Fini”).
All’Assessore Arena andrebbe spiegato che le azioni possono anche essere tante, ma devono portare a dei risultati. Evidentemente la politica di questa destra non funziona, ma ormai siamo alla cieca fede ideologica e intanto a pagarne le spese sono i monzesi, nonostante le ridicole promesse del 2017 che asserivano che la Città sarebbe cambiata in 100 giorni in tema sicurezza.
(C’è da dire che cambiata è cambiata, di accoltellamenti in pieno giorno in giro per la Città un tempo non se ne vedevano).
La cosa peggiore, però, è quel che l’Assessore fa nel suo post suo social: in un paese normale la vittima di un aggressione, chiunque essa sia, non sarebbe processata su un social da chi avrebbe il dovere amministrativo di vigilare per prevenire azioni violente a danno di chiunque, immigrato, clandestino, pregiudicato o chiunque esso sia.
E invece l’Assessore fa quel che gli inglesi chiamano “victim blaming”, colpevolizzazione della vittima.
È una pratica orribile che generalmente colpisce soggetti più deboli, minoranze e chi vive ai margini della società.
Quel ragazzo ha commesso delle azioni sbagliate? Può essere e questo deve essere un giudice a stabilirlo, non un post su Facebook di chi dovrebbe assicurargli di vivere in sicurezza dopo aver subito una violenza”.

Il futuro della Lombardia

Vinicio Peluffo, segretario regionale del Pd, ha rilasciato un'intervista in cui parla di Lombardia e di futuro.

“In una lunga intervista a la Repubblica questa mattina ho parlato del futuro della nostra Regione. La Lombardia deve riprendersi dopo il disastro dell’amministrazione Fontana ed è compito di tutte le forze politiche alternative a questa maggioranza costruire un progetto politico all’altezza dei lombardi e della nostra regione.
Sono convinto che sia necessario lavorare sin da subito per una idea diversa di Lombardia, un progetto aperto rivolto alle forze che sono pronte a collaborare: dal centrosinistra, alla sinistra, alla grande anima civica della nostra regione e ai 5 stelle di Giuseppe Conte.
Abbiamo il compito di dare voce e una prospettiva a tutti i cittadini delusi, coinvolti dai disastri di questa giunta nella gestione della sanità e non solo. Ora è il momento di costruire un percorso per dare nuova fiducia, orgoglio e speranza alla nostra regione”.
Qui l'intervista.

 

 

 

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