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fossati_e_lampertiC’è un patrimonio del Comune di Monza, più significativo di quanto si possa immaginare, che è abbandonato a sé stesso.

L’atteggiamento “dilatorio” dell’Amministrazione è dannoso in quanto, trattandosi di un patrimonio edilizio, trascurare anche la minima manutenzione ordinaria comporta inevitabilmente il degrado e la successiva lievitazione dei costi per il reintegro. Di questi tempi, poi, con le casse comunali (e non solo) in crisi l’incuria amministrativa è particolarmente colpevole.

La lista di questi immobili è piuttosto lunga e comprende edifici e altre strutture di epoche varie e distribuite in vario modo tra centro e periferia.

Il più importante è costituito dall’area ex Fossati Lamperti (47mila metri quadri di area dismessa in posizione pregiata), per la quale si era ipotizzata inizialmente la nuova sede del Tribunale ed in seguito era stata inserita, per il suo alto valore, in un tentativo di cartolarizzazione, poi fallito.

E ci sono anche, all’altro estremo, realtà piccole come i 35.mq dei bagni di via Solferino, presso l’Ospedale vecchio, inutilizzati da tanti anni. Tra i due estremi molte realtà significative, vediamone alcune.

Il palazzo dell’ex INAM di via Giuliani, comprato nel 2008 dall’attuale amministrazione per 5,4 milioni di Euro con l’obiettivo di farne uffici staccati del Comune (e vicino al palazzo comunale), mai usato. Forse il costo della ristrutturazione è eccessivo? Potevano pensarci prima!

L’ex distretto militare, ossia la caserma di piazza San Paolo, destinata da trent’anni a diventare sede della Biblioteca civica. E’ in corso un concorso internazionale per la progettazione di 5mila mq di cultura. Una volta espletato si dovrebbe dar corso ai lavori per più di 5 milioni di euro.

L’area ex Macello (ed ex mercato all’ingrosso) tra via Mentana e via Buonarroti. Sono 47mila mq tra terreni ed edifici (fatiscenti). Un’area nella quale si parla da anni di istituire uno spazio per i giovani. L’attuale amministrazione ha optato per l’assegnazione dell’area ad un privato (con quale modalità?) che avrebbe potestà, in cambio dell’allestimento dello spazio per i giovani (accessibile a pagamento?) di istituire altri spazi commerciali (centro benessere, lido estivo etc). Insomma, il meccanismo applicato alla Villa Reale docet! Staremo a vedere.

Delle realtà più piccole, alcune sono all’interno del Parco, e questo comporta un rimpallo di responsabilità, per la loro manutenzione e gestione, tra Comune e neo Consorzio del Parco e Villa.

Si tratta ad esempio del punto ristoro presso la Montagnetta o l’ex Dosso verso Villasanta, già oggetto di lavori per convertirli in servizi per gli utenti del Parco.

Anche una parte della Villa è ancora del Comune: sono le stanze utilizzate dall’Istituto d’Arte, peraltro ormai talmente degradate da risultare inutilizzabili. Così la Cascina Isolina e il Cortile degli Stalloni di Villa Mirabello.

Ritornando nel centro abitato troviamo la Casa degli Umiliati (XVI secolo), in pieno centro, chiusa da 15 anni e da 6 sottoposta a restauro. Dovrebbe ospitare un Museo pinacoteca. E si potrebbe continuare ancora.

In questa situazione di abbondanza di spazi proprietà del Comune, è paradossale che quest’ultimo prenda in affitto gli spazi che servono nell’espletamento delle sue attività.

L’amministrazione spende ben un milione di euro all’anno per affitti e spese condominiali. La locazione più eclatante è quella dei vigili in Via Mentana, che dovrebbero in futuro (a conclusione di un’interminabile ristrutturazione) trasferirsi in un palazzo di via Marsala (ex Intendenza di Finanza) acquistato dalla precedente amministrazione.

Ci sono poi uffici o archivi in via Annoni, viale Sicilia, via Bellini, via De Chirico, via Volta, che potrebbero trovare spazio in tre palazzine dismesse da anni.

Sarebbero infatti disponibili l’ex scuola Borsa, una palazzina tra via Mentana e via Agnesi e l’ex scuola materna di via Spallanzani, ma il comune, invece di ristrutturarle con spesa relativamente modica, ha preferito acquistare la sede ex Inam, come ricordato all’inizio, ma tuttora desolatamente vuota.

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