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convegno_mafieUn convegno pubblico sulla ‘ndrangheta: l’ennesimo…una moda?, organizzato dal sindacato unitario…che c’entra?.

Domande apparentemente banali ma alle quali le risposte sono state date, anche a  chi come me ha partecipato all’iniziativa

Una sala strapiena (di pomeriggio…) di persone giovani e anziani, impegnate in associazioni e cittadini…una sala attenta che prende appunti, che cerca di capire e apprendere un tema così complesso.

Come al solito i numeri ci permettono di collocare la dimensione del problema:

 

  • FMI 2011 – tra 3 e 5% del PIL mondiale in mano alla criminalità;
  • le mafie non attentano più solo ai patrimoni provati ma all'ordina economico mondiale;
  • Le metamorfosi da illegale a "legale" dei capitali mafiosi;
  • In riciclaggio ha nella finanza deregolata un humus di crescita dei capitali mafiosi.

 

E allora perché il sindacato?

Lo ha spiegato e bene Rita Pavan (Cgil.Cisl.Uil) che ha aperto i lavori.

La Pavan ricorda le origini di questo impegno sindacale, quando in occasione delle stragi di Borsellino e Falcone il sindacato mobilitò nella nazione e in Sicilia centinai di migliaia di lavoratori.

Ricorda la storia del sindacalismo italiano, che ha visto tre i suoi molti sindacalisti uccisi per le loro lotte all’ndrangheta e alle mafie.

Ricorda il progetto sindacato nazionale dei Bancari: nel 2010 su 37.100 segnalazioni alle autorità di violazione di norme di riciclaggio e di queste ben il 32.000 sono arrivate da province dove sono state fatte assemblee sindacali nei luoghi di lavoro

Attualizza l’impegno attuale con il contributo alla nascita di Libera e della Carovana della legalità.

Propone impegni futuri per il sindacato come parte di questa mobilitazione generale anche in Brianza, per la quale è necessario far prevalere il valore della legalità.

Realizzare una specie di  “kit” del “sindacalista per la legalità” per metter in grado il sindacalismo di base di conoscere, capire denunciare dentro i luoghi di lavoro (cantieri o uffici che siano) i flussi finanziari illeciti, le filiere irregolari di appalti e subappalti, la relazione in nero tra fornitori e clienti e lavoratori.

Un  sindacato che sperimenti nuovi modelli di presenza e intervento, partendo dalle regole esistenti e dagli strumenti più avanzati.

  • Negli appalti e nelle opere di pubblico interesse, chiediamo di inserire la tracciabilità dei flussi finanziari;
  • la certificazione antimafia per tutti , dall’impresa generale ai commercialisti, ai procuratori legali, ai fornitori;
  • la ricollocazione dei lavoratori licenziati dalle imprese coinvolte in indagini antimafia;
  • una nuova responsabilità sociale per i progetti, i materiali e il trasporto delle materie prime;
  • un’alleanza più forte tra istituzioni e banche che punisca i banditi travestiti da imprenditori.

La Pavan infine pone l’impegno per la legalità al primo posto, perché “la legalità conviene”: combattere l'area dell'indifferenza e della sottovalutazione; non è vero che con le mafie si fanno affari,  nessuna impresa può fare affari con le mafie (Libero Grassi),  la criminalità comprime l'economia perchè distorce  di concorrenza, regole, lavoro regolare

Significa ripartire con umiltà da quella intuizione di Antonino Caponnetto e del giudice Chinnici e di Giovanni Falcone, di un pool sociale contro le mafie, non più solamente giudiziario, che ricostituisca quella rete a maglie più strette contro le mafie.

Per la Brianza l’appello sindacale è quindi quello di cooperare tra istituzioni, sindacati e associazioni imprenditoriali, associazionismo, perché questo significa mettere insieme tutte le persone competenti e che credono che  insieme si possa fare meglio e di più del fare da soli.

Tra i tanti e significativi interventi nel convegno: Frigerio per Libera, il Prefetto Sacconi, Cerioli per Confidustria e altri,.

C piace riprendere alcune semplici riflessioni di Roberto Corti neo Sindaco di Desio mentre dedicheremo un unico articolo successivo all’intervento iniziale e guida di Vicenzo Macrì, ex Procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia.

Desio e il territorio “liberato”

Come è tristemente noto, la città di Desio già dagli anni 80 è stata indicata insieme ad altre città dell’hinterland milanese,  come città con infiltrazioni mafiose, come terreno preferito di speculazioni edilizie, finanziarie e di riciclaggio del denaro che hanno portato alla missione “Infinito” e a un caso giudiziario di livello nazionale.

Roberto Corti ha ricordato innanzitutto che  forse Desio è il primo Consiglio Comunale che si è “auto sciolto” per mafia anche con il voto della Lega.

Desio è anche recentemente assurta agli onori (è proprio il caso dirlo) della cronaca, per avere realizzato una semplice ma efficace variante al Pgt che ha in un sol colpo eliminato 1,5 mil di mcubi  edificabili previsti dal precedente piano.

Riguardo a questa coraggiosa scelta, Corti  con molta umiltà, ha ribaltato la motivazione attesa che era quella legata al combattere mafia e ndrangheta…. il Sindaco ci ha spiegato che la scelta è stata fatta innanzi tutto perché serve ai cittadini di Desio, perché restituire il 10% del territorio significa restituire vivibilità e salute alla città. Solo di conseguenza questo intervento è un contributo alla lotta alle mafie ben presenti nel territorio.

Infine Corti ha ricordato che una politica trasparente, legale  e partecipata, è un altro atto dovuto a prescindere della presenza o meno di infiltrazioni mafiose.

Una bella lezione amministrativa, da una persona che non si è posta come quella che veniva ad insegnare qualcosa o a qualcuno ma a ricordarci che il coraggio sta nel fare cose semplici e dovute alla cittadinanza, per la quale si è chiamati ad amministrare.

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