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Bersani sfida il governo: lasciate che il paese si misuri con il voto
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bersani4Pier Luigi Bersani interviene alla Camera e non fa sconti. «Il buio siete voi e non potete accendere la luce», dice il segretario del Pd, tra gli applausi dei banchi dell`opposizione. Un discorso che è parso un epitaffio per l`esecutivo.

«Il governo da mesi e mesi è un motore spento, non governa, ogni tanto un decreto fatto di piccole cose e un voto di fiducia». Un teatrino, «un bagaglino», «il ribaltino», dice Bersani. «Potete arrampicarvi sugli specchi fin che volete, ma la maggioranza non è quella uscita dalle elezioni», il centrodestra «campa non sul premio di maggioranza ma sul premio di transumanza», con riferimento preciso a «responsabili» e transfughi vari. «È il governo Berlusconi-Bossi-Scilipoti, di cui però è Scilipoti ad avere la golden share». Maggioranza? Macché. «Presidente, le elezioni amministrative lei non le ha neanche citate, ma hanno matematicamente dimostrato che la maggioranza nel paese non ce l`avete». L`aveva detto sin dal mattino, Bersani, commentando a caldo il discorso di Berlusconi, che ha continuato con la sua fiaba di una compagine coesa, di riforme da fare e dietro l`angolo, della crisi che non c`è ma che scoppierà d`improvviso solo quando questo governo dovesse cadere.

Altroché. Il segretario Pd l`aveva definito «un Berlusconi da primo giorni di scuola»: le aveva definite favole, «le chiacchiere del premier», a cui però gli adulti hanno smesso di credere molto tempo fa. Più tardi, nella dichiarazione in aula, il leader del Pd continua a martellare. «I referendum hanno sconfessato le uniche cose su cui voi avevate investito: leggi ad personam, privatizzazioni forzate, nucleare... di fronte ad un paese attonito, voi rispondete con estenuate logiche di sopravvivenza, come ieri con la vicenda da tragicommedia dei ministeri al nord: abbiamo persino temuto che per la mediazione portaste i corridoi dei ministeri al nord e teneste le stanze a Roma». Ci sarebbe da ridere, se la situazione non fosse drammatica. Basta, dice Bersani, con «la vanagloriosa rivendicazione di meravigliosi risultati su opere pubbliche e fisco. Sono promesse che abbiamo giù sentito, come quella lamentosa litania sull`eredità del passato». Ma cosa ha fatto, questo governo?

La riforma sul fisco, sempre vaneggiate ma mai realizzata, ora la vogliono fare subito. «Un fisco per l`estate? Ma chi pensate di prendere in giro?». Ancora. «Un bambino nato nei dintorni della sua discesa in campo oggi fa la maturità. Oggi, voi, compresa la Lega, sembrate degli "indignados": ma se governate da 8 degli ultimi 10 anni...». Bersani attacca poi sui conti pubblici: «Avete messo l`Italia davanti ad un`alternativa drammatica, in assenza di riforme che permettano il rientro dal debito: o non rispettare l`accordo con la Ue o affrontare senza crescita una manovra, da 40 miliardi, che è un elemento di recessione». Non solo. «Noi avevamo lasciato un avanzo primario di 60 miliardi. Con voi il debito è aumentato a 300 miliardi di euro». Il buio siete voi, insomma. «E ora di lasciar spazio a energie nuove. L`alternativa è in una riscossa civica e morale che faccia affrontare i problemi che abbiamo davanti». È che Re Silvio pare continuamente attorcigliarsi intorno ai propri fantasmi. «Ma di cosa ha paura - affonda il segretario - se la sinistra non ha leader come lei dice? Lei che è più appassionato di sondaggi di me, saprà però che è sempre sotto di dieci punti a questi non-leader della sinistra». Infine, «cari Berlusconi, Bossi, Scilipoti: lasciate che il paese si misuri davanti alla prospettiva del voto, altrimenti questo tramonto troppo lungo porterà all`Italia guai molto seri». Il tramonto troppo lungo: l`ultima metafora. La più dolorosa, per il sultano”.

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