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Novaluna

Nel primo degli incontri organizzati da Novaluna sullo stato e prospettive della democrazia in Italia si è parlato della comunicazione in politica. Ne hanno parlato Ivan Berni, giornalista, e Paola Bonini, consulente nell’utilizzo dei media digitali (in questa veste ha collaborato alle campagne elettorali di Pisapia e Ambrosoli).

Nel presentare i relatori, Massimo Vanzi, di Novaluna, ha anticipato uno dei temi più attesi della serata, e cioè l’utilizzo del web in politica, affermando che è perlomeno prematuro parlare di democrazia del web, di democrazia diretta con il web e così via, perché il suo utilizzo è ancora poco diffuso nella popolazione italiana e, peraltro, ancora carente di supporti tecnologici disponibili ovunque (vedi banda larga).

Ha esordito quindi Ivan Berni affermando “che la politica comunica male”. Come non dargli torto? L’esempio più evidente sono i talk show televisivi, gridati più che discussi, trasformatisi spesso in duelli tra chi tenta di esprimere i propri concetti e chi lo sovrasta con la voce per impedirglielo, ambedue spalleggiati dai propri sostenitori, facendo magari divertire i telespettatori, diventati tifosi, ma lasciandoli completamente ignari sul tema dibattuto. (Si ha il fondato sospetto che alcuni partiti sottopongano i loro rappresentanti a corsi di formazione con specialisti che sono in grado di insegnare tutti i trucchi del mestiere, anche quelli bassi, per “vincere” il confronto).

Anche in situazioni meno conflittuali il politico comunica male: o utilizza il politichese, comprensibile solo agli addetti ai lavori, o utilizza luoghi comuni o metafore che non si addicono più ad una società in continuo cambiamento.

Da qui la crisi dei partiti (tradizionali) con effetto sul disinteresse dei cittadini e conseguente crescente astensione dal voto.

Chi riesce ad uscire da questi limiti viene subito accolto con interesse (magari effimero) dai cittadini: è il caso di Grillo, come lo è stato per Di Pietro e prima ancora per la Lega (ogni novità, anche di linguaggio, presentatisi in politica, ha avuto successi, anche notevoli, iniziali). E’ anche il caso di Renzi, che Berni valuta positivamente: Renzi è una novità nel mondo politico italiano, non parla come un politico  e neanche come uomo di partito. E inoltre sa utilizzare la rete stabilendo contatti diretti con i cittadini attraverso i social network.

Ed è quello che in genere la politica italiana teme, perché (con le dovute eccezioni, es. Pippo Civati), teme la partecipazione. Ormai è tecnicamente possibile consultare il proprio elettorato a ridosso di una decisione da prendere, ma nessun partito lo ha fatto finora: temono con questo di perdere potere. Per venire specificatamente al Partito Democratico, ci vorrebbe poco per permettere ai Circoli di esprimersi su questioni anche critiche, ma la dirigenza del PD ha deciso di non farlo! Peccato, forse si sarebbero evitati i casi Prodi nelle elezioni presidenziali e magari anche le larghe intese. Così i circoli si limitano a discutere decisioni già prese!

Lo stesso Grillo, benché a parole inneggi alla democrazia del web, stronca i dissidenti del suo movimento.  Insomma ripristinare e gestire una nuova agorà ateniese non è facile per nessuno.

Paola Bonini riprende il concetto iniziale “la politica ha paura della rete” ma comunque la rete esiste e la politica ci si dovrà misurare. In sé la rete non è buona o cattiva, dipende dall’utilizzo che se ne fa. Se si tengono presenti le sue caratteristiche: è veloce, ha una diffusione capillare, permette contatti diretti e riscontri altrettanto diretti con un numero grande a piacere di interlocutori in tempo reale, come si suol dire, beh, spetta al politico cogliere le opportunità e scansare i problemi.

La rete può dare un aiuto fondamentale in campagna elettorale (caso Pisapia), ma ci sono sindaci che hanno vinto “senza rete”, come Fassino a Torino. Ma la rete è uno strumento straordinario perché può trasformare il ruolo dell’elettore, in campagna elettorale e in seguito.

Da un ruolo passivo, l’elettore si sente incoraggiato ad assumere un ruolo attivo, nel contatto con i candidati, nell’esposizione diretta di problemi, di richiesta di chiarimenti sui programmi. Può cioè contribuire ad incrementare la partecipazione alla vita politica.

Bonini accenna al movimento 5 stelle, che è oggetto del suo studio. Nel movimento considera molto più interessanti i militanti, la base, piuttosto che i discutibili leader. La loro dialettica in rete, le attività che vengono promosse attraverso la rete, possono costituire il nucleo di un modo di agire diffuso nei prossimi anni. Cita i successi dell’operare in rete (in Islanda, paese molto informatizzato, la Costituzione è stata scritta con il contributo di tutti i cittadini collegati in rete con il loro PC) ma anche i rischi: in un ipotetico voto online, auspicato dagli “oltranzisti della rete”, ci sarebbero una serie di problemi: non c’è auditing né  privacy,  ci sarebbe pericolo di compravendita di voti, di hackeraggio e di controllo del PC. Ci vorrà molta attenzione in questi sviluppi.

Terminate le due relazioni si è aperto una lunga sessione di domande e risposte, sui temi esposti, sui partiti, sul grillismo, le sue modalità operative e le sue contraddizioni, che hanno dato luogo ad approfondimenti da parte degli efficaci oratori. Notata l’assenza di esponenti o militanti politici monzesi: peccato! Avrebbero tratto utili conoscenze dalla serata.

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